Rassegna storica del Risorgimento

MANZOTTI FERNANDO
anno <1970>   pagina <459>
immagine non disponibile

AMICI SCOMPARSI
FERNANDO MANZOTTI
È difficile scrivere in memoria d'uno studioso, la cui immagine morale sia stata fissata d'improvviso, proprio mentre essa pareva raggiungere la propria mistura e definizione, e stava così per proporsi compinta e individuata alla con-siderazione degli altri studiosi. La difficoltà del giudizio consiste nella preoc­cupazione che il pathos del rimpianto, l'angoscioso senso della sconfitta umana dinanzi alla morte, il fremito dell'affetto accendano d'una luce troppo viva di sensibilità la nostra intelligenza storica. Fernando Manzotti era nato a Cor­reggio il 14 dicembre 1923, è morto a Reggio Emilia il 17 luglio 1970; libero docente di Storia del Risorgimento dal marzo 1964, autore di libri e di saggi, ha chiuso la sua esistenza, stroncato da una infezione virale, mentre era pro­teso in questo sforzo di stabilire la propria dimensione di valore, di conferire ima composizione unitaria alle sue testimonianze di lavoro.
Negli ultimi mesi di vita, due pensieri dominavano la sua attività: il concorso alla cattedra della disciplina da lui coltivata, al quale si era pre­sentato, e la pubblicazione di un suo nuovo libro. Aveva infatti accolto con sollecitudine e contentezza, con quel suo spontaneo sorriso spirituale che ne illuminava la fisionomia interiore e si irraggiava sul viso e nei dolci e buoni occhi chiari, la proposta di raccogliere in volume tuia scelta dei suoi saggi per la collana di Studi risorgimentali, edita sotto gli auspici del Comitato catanese del nostro Istituto dalla casa Bonanno di Catania. Era incerto sul titolo da dare al nuovo libro; aveva perciò chiesto consiglio a Giovanni Spa­dolini, e ne aveva ricevuto il suggerimento di intitolarlo Esperienze risorgi-mentali. Il libro nasceva così sotto il segno di una duplice amicizia, quella del direttore della collana catanese e quella del maestro dell'ateneo fiorentino; Manzotti ne era visìbilmente soddisfatto, con quella partecipazione sentimentale quasi fanciullesca, che lo caratterizzava nella sua umanità, così semplice e aperta, e che si associava al suo ingegno esigente e sottile di studioso in una personalità fervida e armoniosa.
Fernando Manzotti aveva infatti ima sua personalità culturale, contrasse­gnata da interessi precisi e da una non comune vivacità e capacità di lavoro. Dotato d'una fisionomia autentica, egli aveva radici ben salde nel mondo sociale da cui proveniva, e in cui si era formato: libero da chiusure e meschinità pro­vincali, vigilante anzi su un largo orizzonte, era però fondamentalmente un figlio della terra emiliana, e la sua passione di ricercatore era sollecitata da antiche esigenze di chiarezza morale nei contrasti e nelle passioni del suo ambiente d'origine- Per rendersi conto di ciò, basta guardare ai temi dei suoi lavori più impegnativi in senso intellettuale e civile. Il primo di essi, fu La polemica sull'emigrazione neWItalia unita (Biblioteca della Nuova Rivista Storica, n. 28; Soc. ed. Dante Alighieri, Città di Castello, 1962, pp, 228). Esso apparve con una dedica al padre, già emigrato in Pennsylvania agli inizi del secolo: nasceva dunque dal di dentro, dalla stessa cerchia delle memorie familiari, e non già da un'occasione esterna, da una curiosità disin-