Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1970>   pagina <462>
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Emilia Morelli
tiene nel 1856, la cittadinanza. Le sue lettere a Nicola abbracciano il periodo 1836-1856, mentre le responsive partono solo dal 1843.
L'attività politica autonoma di Paolo è testimoniata dal grappo di carte più omogeneo di tutto il fondo, che riguarda l'arruolamento della Legione stra­niera in Sicilia nel 1848-1849. Esso contiene la corrispondenza con i volontari esteri e con le autorità siciliane, tra le quali Michele Amari e il barone di Frid-dani a Parigi; i ruoli militari, i rendiconti finanziari, tutto quel materiale, in sostanza che permette di seguire passo passo la Legione nel suo divenire.
E veniamo ora alle carte di Nicola. Abbiamo già accennato alla corrispon­denza con i fratelli e con il Delle Sedie. Di affari trattano anche le lettere di Lorenzo Fedeli (sette del 1851) e di Carlo Mignani (cinque 1851-1853).
La diaspora delle lettere di Mazzini ci permette di ritrovare in questo fondo quella già ricordata a Napoleone Allemandi, altre due a Nicola e una a Carlo Notari. Interessanti anche le due che scrive Emma Herwegh nel 1854.
Sembra logico che Nicola Fabrizi abbia tenute le minute delle sue lettere a Vittorio Ciampella del 1845-1846, ma ci si può chiedere come sono finiti tra le sue carte i dispacci del consolato napoletano a Marsiglia, che comprendono gli elenchi dei condannati e dei sorvegliati dal 1849 al 1860. E così la comuni* cazione sui risultati della conferenza diplomatica del 1831. che il console sardo a Roma trasmetteva a quello di Bastia. Al quale annunciava l'arrivo di Pietro Giannone nel 1833 il suo collega di Tolone.
Pur avendo lo stesso cognome, diventerà parente solo per matrimonio il corso Giovanni Fabrizi, ormai toscano d'elezione. Le sue lettere ai fratelli mode­nesi sono per la maggior parte di carattere familiare, con alcuni poscritti politici. Leggiamo questo a Paolo, che chiude una lettera datata Livorno, 3 ottobre 1845.
-.Vi scrìvo due parole delle cose di Romagna, perché senza dare ascolto alle tante chiacchiere, che si faranno costi, voi possiate sapere quel che qui si conosce con qualche sicurezza. Ultimamente il partito moderato essendosi dichiarato contrario al movimento, i più risoluti parve ne abbandonassero il pensiero. Poi sì rianimarono, e il 23 sett. per eccitamento di una banda mossa da S. Marino, o da quella parte, furono a un tratto disarmati i corpi di guardia di Rimini, uccisi parecchi carabinieri, una parte almeno della truppa papalina (erano 150 uomini) fece defezione in favore degli insorti, e la città rimase in loro potere. Il dì 27 la stessa città fu abbandonata dagli insorti, perché un corpo dì Svizzeri, spiccato da Forlì, ov'é un numeroso pre­sidio, marciò risolutamente per riprenderla, come di fatto la riprese. Gli insorti por* taron seco il danaro pubblico, e stamani mi dicono che siensi ritirati deliberatamente e eoo ordine dalla parte delle montagne.
Giorni sono una banda composta di circa 150 uomini armati, e comandati, di­cono, da un Bel tra mi, si presentò sul territorio toscano. Gli ufficiali toscani gli ac­colsero benignamente, ma gli invitarono a deporre le armi: ricusarono: presero cibo, pagarono il loro debito, e continuarono in ordine militare, verso qua! direzione non ho potato sapere. Questa banda aveva avuto uno scontro, con qualche morto. Si parla di un'altra banda* spiccatasi dalle montagne di Pistoia, ove sono parecchi toscani e romagnuoli, dicono di 60 uomini, comandata da Mauro. Dicono, imi questo non e certo, che un drappello staccato appartenente a questa stessa banda si sia battuto con ferocia contro lo gente del papa, e che sten rimasti quasi tutti morti, ma questo come dico non è sicuro: anzi altri pretendono sieno stati fatti prigionieri. Dicono che Ribolli, giacché è in bocca dì tutti ripeto anch'io il suo nome, sin alla testa d'una banda: ma non si sa dove, come: su questo nulla di preciso. Come vedete in dieci giorni le cose si sono poco sviluppate, e questo mi fa credere che il partito moderato nella città resista sempre decisamente, e forse riesca a fare abortire il movimento. Senza le città quanto a me son ben persuaso che nulla può esser fatto di notabile. In