Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1970
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Libri e periadici
del generale de Laiinay, ehe jn precedenza aveva assicurato la legalità con il rigore militaresco, crn in verità grandissimi! e tuie da stupire chiunque: il Ministro incitò alla concordia nazionale, pia udì ai progetti relativi alla Costituente italiana (ch'erano il cavallo di battaglia dei democratici) e diede notìzia che i battaglioni del volontari della Guardia nazionale avrebbero presidiato i forti della città, sostituendo le truppe piemontesi che notoriamente erano guardate con diffidenza dai genovesi.
L'accoglienza che gli aderenti ni Circolo Italiano, operante in quella città con intenti repubblicani, riservarono al manifesto del neo-Commissario fu caldissima.
Anche i liberali progressisti e gli altri democratici applaudirono, riflettendo i sentimenti della cittadinanza. Opposto fu ovviamente il contegno dei conservatori, degli ambienti militari e dei reazionari legittimisti.
Con molta buona fede il II uff si era andato oltre le istruzioni ricevute: aveva seguito l'impulso del proprio cuore vivacemente pervaso da sentimenti patriottici.
Ora era scoppiato uno scandalo: moltissimi militari sottoscrissero una mozione di biasimo manifestando tra l'altro l'ipotesi che gli Austriaci potessero approfittare del disaccordo interno e dell'indebolimento delle posizioni strategiche dell'esercito.
Già il Sineo ufficiosamente aveva consigliato al Nostro di chiudere il Circolo, ma solo un mese dopo, il 24 gennaio 1849, giunse l'ordine preciso del Gioberti: l'attività di Filippo De Boni, Ottavio Lazotti, Emanuele Ceiosia e Didaeo Pellegrini doveva cessare ed il Pensiero indiano, organo del partito della Costituente (d'ispirazione mazziniana) doveva terminare le pubblicazioni. II Ministero non voleva rafforzare né gli avversari costituzionali, né i legittimisti, né i liberali di destra che capeggiavano, con l'on. Pinelli alla testa, l'opposizione parlamentare.
Inoltre le formule della guerra del popolo e dell'unità continentale d'Italia erano inaccettabili: sotto molti aspetti erano preferibili il Papa e il Granduca di Toscana al Mazzini ed al Guerrazzi.
Tuttavia il Buffa agi nel senso indicato solo dopo aver superato le incertezze che tale misura comportava e lasciò passare altre tre settimane; il 12 febbraio si risolse a chiudere il Circolo e proibire ogni sua propaganda, traendo pretesto da turbamenti dell'ordine pubblico e da dichiarati atti di ostilità contro la monarchia.
Anche questa volta altissimi furono i clamori, sia pure solamente da parte della Sinistra. Ottavio Lazotti presidente del Circolo, ch'era stato aperto in Genova il 2 settembre 1848, diramò un'energica protesta scritta contro il decreto del Commissario che aveva tradito tutte le speranze dei democratici.
Sui banchi del Parlamento i deputati B ruffe rio e Valerio fecero sentire la loro voce di condanna.
In questo modo s'erano ampliate le basi per una sollevazione popolare: non era con i decreti che si sarebbero maturate le sorti d'Italia né tantomeno con le limitazioni alla libertà.
Il Ministero Gioberti aveva accentuato le tendenze conservatrici anche in politica estera: lo testimoniava il suo atteggiamento verso le popolazioni di Lucca e della Lunigiana che s'erano pronunciate in senso filo-piemontese e che invece non furono assistite come avrebbero voluto. TI Risorgimento era ad una svolta che gli anni seguenti avrebbero messo in luca,.
Intanto la missione del Buffa era fallita.
GlANKHANCO E. DB I'AOI.I
LIANA DE ANTONKI.I.IS MAKTJNI. Portofruttco e coimmitn etnitro-roligiosn nella Trieste settecentesca Milano, Giuffrè, 1908, in 8, pp. 171. I.. 1 .">(!(>.
Questo volume che appartiene alla collana Ricerche sull'Italia moderna , col lezione di studi storici diretta do Alberto Caracciolo, è un'interessante analisi della situazione politica economica* etnica e sociale della città adriatica sempre cara a tutti gli Italiani.