Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1970>   pagina <474>
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Libri e periodici
rione supplementare al progetto di legge Knttazzi con qualche modificazione, come, ad empio, che alcuni Comuni continuassero a far parte della provincia di Brescia e di Cremona perché erano distanti da Mantova; ma respinse a maggioranza la richiesta del Consiglio Provinciale di Verona che gli fosse restituita Peschiera, e fu pure contrarla all'unione a Mantova di Rolo. E nella seduta del 13 gennaio il progetto fu presentato élla Camera per l'approvazione, che fu assai rapida, perché non si trattò che dell'emen­damento proposto dal deputato di Verona per la definitiva aggregatone di Peschiera alla sua provincia, stavolta favorevolmente accolto. La votazione avvenne il giorno dopo con 195 voti favorevoli e 35 contrari. I] testo già votato dalla Camera fu pure appro­vato dal Senato il 29; ma la legge entrò in vigore solo il 1 luglio. E il 19 dello stesso mese si tennero le elezioni amministrative per il rinnovamento totale del Consiglio Provinciale e parziale dei Consigli Comunali. Il 6 settembre, poiché ormai si andava rassegnando la popolazione alla perdita di Peschiera, di Rolo e di altri nume­rosi Comuni (erano ormai ristretti a 33 e gli abitanti nel complesso eran poco più di 162 mila), si iniziarono i festeggiamenti per la ricostituzione ottenuta dopo tante sofferenze e durarono ben tre giorni, con le case tutte imbandierate sino a tarda notte e con l'arrivo di gente da tulli i Comuni della Provincia e con banchetti e con discorsi delle maggiori autorità civili e militari. Ma dopo le ferie bisognava ritor­nare al lavoro e allo studio, perché gravissimi erano i problemi da risolvere; ma non venne meno ai mantovani la costanza, di cui avevan già date tante prove, sicché in pochi anni riconquistarono, se non in pieno, sia ben inteso, ma per non pochi lati, la rinomanza avita.
MARINO CIRAVEGNA
GLAUCO LICATA, Notabili della terza Italia; Roma Edizioni Cinque Lune, 1968, in 8, pp. 592. S. p.
Un taglio abbastanza originale, almeno per quel che concerne le intenzioni, è dato dall'autore ai vari saggi che, raccolti in due parti (gruppi di potere, idee; diplo­mazia e imprese belliche) prendono in esame il formarsi e il consolidarsi della classe dirigente italiana nel cinquantennio tra la salita al potere della Sinistra ed il 1925: i notabili della terza Italia. Massoneria, ebrei, industriali e banchieri, aristo* era ti ci e militari, giornalismo, socialisti ecc. forniscono lo spunto per una ricerca che, se non perviene alla e dimensione storica, permette tuttavia una parziale modifica del tradizionale diagramma relativo alle classi sociali italiane. E il discorso, ovvia* mente, non può procedere che per esempi, anche se sarebbe augurabile un altro tipo di approfondimento, settore per settore, figura per figura, sul tipo delle indagini finanziate dal C.N.R. sulla formazione dello classe dirigente nelle varie regioni italiane durante il Risorgimento o nei decenni successivi. In verità sono di un certo .interesse solo le Memorie dell'ambasciatore Giuseppe Sai vago Raggi che, nella sua lunga carriera diplomatica, è quasi un 4 occhio fotografico delle contraddizioni e dei problemi affrontati dalla politica italiana nel corso di alcuni decenni.
Per quanto l'autore, nella premessa, chiarisca ì termini dell'impostazione data al suo lavoro e indichi le linee di crescita e di involuzione della classe dirigente ita* liana per mezzo secolo, a noi paro che breve e schematica resti la dimostrazione dell'assunto, al quale non porgono sempre adegnato sostegno le note e lo indica­zioni, bibliografiche (affastellato di dati, più che organicamente disposte); una buona occasione perduta è questo: jgrojBao volume) ohe tiene conio: delle componenti ideologiche, dello spirito di intrapresa e di espansione, degli antagonistici interessi, tipici delle élite * culturali e politiche operanti in Italia nel periodo anzidetto.
RENATO GIUSTI