Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1970
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Libri e periodici
il quale viceversa sarebbe finito - - a nostro modesto ma fermo e già dichiarato con-vincimento o in carcere o in esilio se fosse vissuto fra coloro che lo esaltavano appunto per quel mestiere di precursore che gli avevano affibbiato.
Non è che mancassero momenti di ideologica vicinanza; non mancavano nera* meno certi rapporti che chiameremo fisiologici o di razza. Ma questo non è sufficiente per fare il precursore, ed è pressoché niente per elevarlo sull'altare dei prò* feti. Momenti e pensieri e sentimenti di nomini solitari, di nomini d'eccezione non sempre possono essere tradotti in predizioni o in presentimenti rispetto a momenti di successive vicende religiose, politiche o sociali nate e nutrite in diversissima atmosfera.
Scovare con troppo zelo un precursore od un profeta, costruirlo e lavorarlo con materiale di circostanza, addobbarlo con una vestaglia confacente, e farlo parlare con un suo frasario abilmente scelto e mozzicato, può essere opera di storico, ma può essere anche e chiediamo scusa opera di propaganda, e quindi opera provvisoria e caduca. Poiché una storia celebrativa dei precursori va di pari passo con quell'altra storia (abbondevole ai di nostri) che, pur essendo ancorata al polo opposto, va a mo' d'esempio alla scoperta ed alla rivendicazione di quei disgraziati 'vigliacchi o momentaneamente smarriti) che fuggirono di fronte al nemico: una storia che getta se non il fango, quanto meno l'irrisione sugli illusi che vollero la guerra, che si sacrificarono, che morirono da eroi: una storia che vuole educare la non ancora abbastanza allineata gioventù sulla linea che tutti conosciamo.
Con questi concetti o preconcetti abbiamo esaminato il libro, e ne facciamo doverosa confessione. Aggiungiamo però che l'opera va segnalata anche per questa stessa fede che la riscalda, e per i colori di cni viene abbellita la figura del prete umbro rappresentante di una ribellione così diversa, ma pur concomitante, da quella di don Murri, e così diversa da quell'altra a cni si vorrebbe avvicinare.
Durante la lettura e nel chiudere il libro, abbiamo tentato di vedere il singolarissimo prete (che ha un fratello suicida a 22 anni, e viene da famiglia garibaldina, ed ha nel sangue la febbre del nomade), abbiamo tentato di vederlo come il ribelle di allora che annunzia la buona (?) novella di oggi. Non ci siamo riusciti: perché non dirlo?
Quel prete vagante, condotto dal suo temperamento e dalla sorte ad incontri e scontri dovunque vada è un missionario sui generis intimamente e profondomente religioso. La sua indipendenza di nomade, e le sue ribellioni non hanno calcolo materiale o politico: le compie con l'aria di chi non conosce la ribellione, e soggiace in silenzio, con umiltà (la prima delle virtù) e con l'ingenuità del fanciullo, quando l'autorità interviene e lo ammonisce e giunge persino a vietargli momentaneamente l'esercizio del suo ministero. Queste caratteristiche che mi sembrano innegabili fanno di lui un assertore di se stesso e non conducono necessariamente alla funzione di precursore e di sognante annunziatore di cose migliori, delle cose moderne. Rispetto alle quali se proprio è da considerarsi il precursore, direi che per molti motivi è un precursore a rovescio.
Nessuno - - a proposito di fede religiosa che è il cardine sul quale, pur nelle agitazioni interiori, don Brizio si regge risolutamente e si salva nessuno potrebbe pensarlo partecipe a certa teatralità ecclesiale o para-ecclesiale di cui spesso ci trastulliamo, né vederlo orante - - lui che e essenzialmente un mìstico in quel rito, il più alto ed il più Baerò, che è tradotto (quanto alla parola) in tutti i volgari, formalizzato litorgizzato democraticamente, con l'intermezzo degli applausi, e che più volte disturba come può disturbare qualsiasi cicaleccio plebeo.
Ma non possiamo né vogliamo insistere in tal sorta di considerazioni. Pnò darsi che sia Atala scarsa la nostra conoscenza intorno ai vantati precursori di altre felici ere ; forse è errata e parziale la conoscenza delle finse' di oggi, dei problemi ai quali d vuol dare il privilegio di essere stati precorsi e santamente profetizzati quali il problema del celibato o no, della gerarchia avente o no il suo vertice nella infallibilità e nell'assolutismo e la sua base nell'ubbidienza altrettanto assoluta: il problema della romanità cattolica che per secoli è stata affermata (ed ora è scomparsa alla