Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA NAPOLEONICA; NAPOLEONE I IMPERATORE DEI FRANCESI
anno <1970>   pagina <502>
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Vittorio Frosini
Mica italiana . Si trattava, come facilmente si rileva, d'una promessa sotto­posta a gravi condizioni. Non si può fare a meno tuttavia dal restare colpiti, nel considerare che in quel testo ufficiale di legge l'armata francese, che occupava allora il Regno di Napoli, veniva considerata come armata stra­niera al pari di quella russa a Corfù e di quella britannica a Malta.
Abbiamo ricordato il romanzo del Foscolo, Le ultime lettere di Jacopo Ortis, che si apre col disperato grido: Il sacrificio della patria nostra è con­sumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e le nostre infamie . La lettera di Jacopo porta la data dell'I 1 ottobre 1797. Meno di dieci anni dopo, si può ben dire che se non tutto, almeno una parte sostanziosa di ciò che era ap­parso irrimediabilmente perduto, veniva riguadagnato alla causa italiana. Non solo Venezia era stata ricongiunta alla Lombardia, ma al Regno di Italia venivano altresì incorporati tutti ì territori già appartenenti alla re­pubblica veneta. Acquistavano così nome e diritto di italiani gli abitanti di Trieste e di Fola, con un antìcipo di oltre un secolo su quello che sarà il compimento del processo risorgimentale. Ed è ben certo che il sentimento di italianità sorse in quelle terre di confine proprio ad opera del dominio napoleonico: in esse infatti un nuovo sentire politico spuntò e vigoreggiò sulle ceneri dell'antico municipalismo, e riunì in un ideale unitario le com­ponenti di diversa origine etnica e culturale.
H Regno d'Italia, con la sua continuità e compattezza territoriale, con i suoi sei milioni e mezzo di abitanti, con il suo accentramento legislativo e amministrativo, costituiva già, nel suo nucleo fondamentale, la nazione italiana futura. Grazie al progresso civile e al rapidissimo agguagliamento giuridico, scomparivano d'improvviso le antiche distinzioni di casta in senso verticale, e le antiche fedeltà locali in senso orizzontale. La coscienza nazio­nale si diffondeva come una benefica epidemia: essa non era più l'appan­naggio delle classi superiori, privilegiate dall'educazione umanistica, ma si avviava a diventare una coscienza popolare, strettamente congiunta agli interessi economici e agli affetti familiari.
Si potrebbe osservare, che il territorio della penisola, visto nel suo in­sieme* presentava però il segno di divisioni politiche profonde. A parte in­fatti le isole, in cui si erano rifugiati i monarchi in esilio, e cioè i Savoia in Sardegna e i Borboni in Sicilia, il corpo dell'Italia era stato diviso quasi con un'abile e spietata opera di scalco. Vi erano, oltre al Regno d'Italia, quelli di Etruria e di Napoli, nonché il principato di Lucca; il Lazio con la città di Roma era stato direttamente annesso all'Impero Francese.
In quanto al caso di Roma, una precisazione è opportuna. Per una tradizione consolidata e consacrata dalle speciali caratteristiche del dominio pontificio, Roma era stata esclusa, per cosi dire, dall'immaginazione politica degli Italiani. Essa pareva destinata a rimanere in eterno un territorio a sé