Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA NAPOLEONICA; NAPOLEONE I IMPERATORE DEI FRANCESI
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1970
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Vittorio Frosìni
un interesse secondario ed episodico, sono tuttavia indicativi della temperie storica, in cui si verificarono. Notiamo il seguente:. Si è detto che la Sicilia era rimasta estranea al processo di rinnovamento napoleonico, che si attuava nell'Italia meridionale per mezzo di Murat. Essa era rimasta separata dal resto dell'Italia, assai più che per un breve braccio di mare, per una barriera di traduzioni storiche, di interessi politici, e infine di armi; giacché Tisola fu posta sotto la protezione della fiotta britannica. Eppure è altamente significativo il fatto, che fu proprio un esule siciliano, già professore di giurisprudenza nell'università di Catania, di nome Giovanni Gambini, a sovrintendere alla traduzione in italiano del Codice Napoleone. Fu anzi lui stesso a portare la prima copia del nuovo Codice all'Imperatore, perché la firmasse.
Il Gambini aveva avuto un'esistenza avventurosa, come emerge dalle sue vivaci Memorie, ohe sono degne in tutto di un eroe dei romanzi di Stendhal. Di formazione ideologica giacobina, era stato arrestato dalla polizia borbonica, ma era poi riuscito a lasciare l'isola natia, e a cercare rifugio nella Repubblica Cisalpina. Divenuto soldato delle armate napoleoniche, poi cittadino e funzionario della Repubblica Italiana, e infine alto magistrato del Regno d'Italia, egli aveva percorso un itinerario morale, che lo aveva portato ad una piena e appassionata coscienza d'italianità. II suo caso è perciò esemplare di una nuova condizione umana e politica, che venne foggiata da Napoleone sui campi di battaglia d'Europa e negli unici di governo d'Italia; di essa parteciparono numerosi esuli sfuggiti alla reazione e profughi dalle province meridionali e dalla Sicilia.
Fra questi esuli, il più illustre può considerarsi il molisano Vincenzo Cuoco, l'autore del Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799 egli fu altresì il fondatore, nella Milano napoleonica, di quel periodico che si intitolò, con mirabile auspicio, Il Giornale Italiano. Un giornale, che poteva dirsi a buona ragione italiano, non già perché pubblicato nel Regno d'Italia, ma perché scritto con animo d'italiano. Il Cuoco, che era uno scrittore politico proveniente da ima remota provincia meridionale, si sentiva a Milano partecipe d'una esperienza nuova e decisiva, l'esperienza risorgimentale. Nelle sue pagine è dato ritrovare un commento singolarmente lucido e penetrante dello svolgimento in atto del processo storico, iniziato e condotto da Napoleone. Nell'articolo intitolato II Regno d'Italia, e apparso sul suo Giornale il 6 aprile 1805, egli salutava l'avvenimento con queste parole: a L'Italia, per questo nuovo Regno, vede ora riunita in un corpo solo quella sua parte, che era più divisa; vede data alla sua industria interna una nuova energia ed alla sua sicurezza esterna una solidità maggiore . Ancora più espressiva, ed anzi patetica, è la lettera da lui indirizzata in quello stesso tempo A Napoleone, in nome degli Italiani* in cui è detto: L'Italia aveva bisogno di nuova vita, e tu solo, dopo Teodorico e Carlo (Magno),