Rassegna storica del Risorgimento
CHIESE ORTODOSSE STORIA 1869-1870; CONCILIO VATICANO I 1869-187
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1970
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cupati. scrive, dell1" unione e della unificazione esteriori "' dando scarso peso alle differenze interiori, di dottrina ecclesiastica, cercando di evitarle in qualche modo nel problema dell'unificazione delle Chiese (p. 139). Lungi dal mettersi su di un piano francamente controversistico Roma sarà anche disposta a concedere alla Chiesa orientale la inviolabilità dei dogmi e del cerimoniale almeno temporaneamente , per poi rinnegarla in epoca successiva. Ma anche se in tal caso fossero serie le affermazioni e le concessioni da parte della Chiesa romana, la Chiesa d'Oriente mai avrebbe Tintenzione di accettarle soltanto còme concessioni. Essa non chiede indulgenza, ma il riconoscimento della verità . E come Roma vuole che tutti i vescovi riconoscano il papa come loro capo, questo in sostanza non è più riconciliazione, né unione da pari a pari, ma sottomissione di tutti a uno solo. La Chiesa d'Oriente certamente mai vorrà concludere l'unione con quella d'Occidente a tali condizioni (p. 139), specie quando al papa neppure alla lontana passa per la mente l'idea di riconoscersi colpevole del presente scisma (p. 140). E perché, si chiede infine la rivista, la Chiesa ortodossa dovrebbe privarsi del <c tesoro della sua libertà ? Questo proprio nel momento migliore [a lei più favorevole], quando cominciano ad aprirsi davanti ad essa i sintomi di serene speranze nell'avvenire, mentre Roma viene privata dei quasi ultimi residui della sua passata grandezza . (p. 140).
Ma, per scrupolo di obbiettività, si deve dire che dal 6 gennaio 1848 sino alla convocazione del Concilio si erano fatti da parte cattolica pesanti errori di forma che avevano gravato anche sulla sostanza. Dopo che già le Litterae In suprema Petti Apostoli Sede del 6 gennaio 1848 erano state diffuse ampiamente, in lingua greca e italiana, senza portarle direttamente a conoscenza dei patriarchi orientali, anche l'intempestiva pubblicazione sul Journal de Rome mostrava, involontariamente, come si intendesse rimanere sulla stessa linea. Questa era chiaramente di propaganda e non controversislica, invitava all'unione sulle posizioni romane puramente e semplicemente, con uniche garanzie circa il mantenimento dei riti e il riconoscimento della gerarchia ecclesiastica. Era mancata la consultazione preliminare e, eerto, come da parte della S. Sede ci si era preoccupati di ascoltare i pareri di numerosi vescovi ed anche di quelli di rito orientale, in comunione con Roma, nulla vietava che fosse avviato almeno un contatto preliminare con gli Orientali separati: questi si sarebbero persuasi della sincerità dei propositi della Sede Apostolica in ordine alle esigenze di unione delle Chiese, non avrebbero avvertito, nell'invito, una offesa alla propria dignità.
Ma anche la forma era imperdonabile: pubblicare la lettera di invito