Rassegna storica del Risorgimento

CHIESE ORTODOSSE STORIA 1869-1870; CONCILIO VATICANO I 1869-187
anno <1970>   pagina <513>
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Il Concilio Vaticano I e gli ortodossi s> 513
sul Journal de Rome poteva essere una indiscrezione giornalistica, ma poi farla presentare ad Antimo e ai vari patriarchi e vescovi da missionari, sia pure rivestiti di dignità vescovile, senza firma papale né sigillo, con carattere di invito generale e impersonale, significava veramente non dare ad essi alcuna considerazione, ritenerli quasi oggetto di opera missionaria e dun­que non su piede di parità.
In verità a Roma nonostante le intenzioni e lo zelo apostolico si era t ut l'altro che preparati, come mentalità e soprattutto come conoscen­za approfondita, dottrinale e pratica, del mondo ortodosso, ad avviare con esso una discussione costruttiva, in senso irenico ed ecumenico. Accostarsi ad esso con la impostazione, ormai secolare, di Propaganda Fide era votarsi a grosse disillusioni. Mancava, in altri termini, una preparazione lontana, di lunga lena, in sede dottrinale ed anche di contatto umano. Questa defi­cienza era sentita vivamente da uomini come il tedesco barone Haxthausen e i gesuiti russi Gagarin, Martynov e Balabin, i barnabiti Suvalov e Ton­dini de' Quarenghi e il vescovo di Djakovo I. I. Strossmayer su su sino agli stessi prepositi generali degli ordini religiosi ed a Pio IX: pur con illusioni del resto comprensibili circa i tempi ravvicinati nei anali giungere alla unione, era ad essi comune l'esigenza di prepararsi, di studiare, di ricer­care nel passato della Chiesa e nella dottrina dei Padri le basi solide della Unione;
Ma, tuttavia, ben più dei protestanti, gli Orientali separati furono, an­che per questi antefatti e queste stesse disillusioni, ben presenti nella co­scienza e nelle preoccupazioni dei Padri conciliari o di una parte di essi, come del più vasto mondo cattolico.
H punto centrale di queste preoccupazioni fu indubbiamente quello di evitare che attraverso nuove definizioni dogmatiche prima fra tutte quella della infallibilità personale del pontefice avesse ad approfondirsi il baratro dottrinale che separava le due Chiese.
Già nell'agosto del 1869 un gruppo di cattolici tedeschi aveva inviato alla conferenza episcopale riunita a Fulda il 30 agosto un opuscolo dal titolo: Einige Bemerkungen iiber die Froge: Ist es zeìtgemaess die Unfehl-barkeil des Papstes za definieren? In esso si riteneva <x inopportuna la defi­nizione dell'infallibilità pontificia in primo luogo proprio riguardo agli orientali separati, oltre che nei confronti dei protestanti e gli estensori del documento erano pronti a mettere in rilievo una palese incongruenza: come si poteva invitare al Concilio i vescovi orientali separati che già non rico­noscevano il primato del Papa nella giurisdizione ecclesiastica , imponendo loro di accettare il nuovo dogma della sua infallibilità personale indipen­dentemente dai vescovi e dalla Chiesa ? Efficacemente gli anonimi estensori sottolineavano con amarezza: È lo stesso òhe dire: esiste fra noi e voi una