Rassegna storica del Risorgimento
CHIESE ORTODOSSE STORIA 1869-1870; CONCILIO VATICANO I 1869-187
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1970
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Il Concilio Vaticano I e gli ortodossi 515
nini, sarta tectaque habeantur... . Per tale motivo, tenne a ricordare Jussef, questa clausola è ora e fu sempre la base sulla quale i sommi pontefici hanno sempre trattato per richiamare gli scismatici all'unità ed ancor oggi una parte della Chiesa greca in comunione con Roma si attiene a questa verità . Per questo, conclude con forza Jussef, <c haec ... clausola est unica tabula et spes quae remane t, ut graeci, conservatores tenacissimi suarum anliquitaluin, ad oboedientiam sedi apostoliche praestanda reduci possimi. Jam vero in hac conslitutione sunl ea, quae et catholicos graecos a centro removebunt et in disperationem schismaticos, ne convertantur, certissime adducent .1) In senso analogo si espresse Giovanni Vancsa, arcivescovo unito di Fogaras e Alba Julia.
In sede di Congregazione generale il 14 giugno Jussef tornava, ap-passionatameli ter sull'argomento scongiurando i Padri conciliari a evitare pesanti innovazioni e, soprattutto che, nei confronti degli Orientali, la riaffermazione del primato della Sede di Pietro avvenisse sine anathemate .*) La posizione, appassionatamente polemica del maggiore esponente degli Orientali uniti in seno al Concilio venne colta con prontezza anche fuori delle assise conciliari da un accorto osservatore croato, Imbro I. Tkalac. *) Egli era stato inviato a Roma dal governo italiano e, in prima persona, dallo stesso Ministro degli Esteri Visconti Venosta per seguirvi i lavori di un Concilio ecumenico da dove si temeva, a Firenze, che uscisse la definizione dogmatica o quanto meno la riaffermazione del potere temporale dei papi. A Roma, muovendosi abilmente nell'ambiente dei padri conciliari e fra la società romana, e appoggiandosi interamente quanto a contatti personali e informazioni a mons. J. J. Strossmayer, Tkalac si mise in condizione in breve tempo di inviare a Firenze rapporti efficaci e sostanziosi sulle discussioni conciliari. E come una trentina d'anni prima, nella stessa tesi di laurea, egli aveva sottolineato tutta la sua simpatia, lui croato e di educazione cattolica, per il rito e la Chiesa d'Oriente quale suggello religioso degli Slavi, non deve recare meraviglia se per questo dovesse rivolgere una particolare attenzione alla posizione dei padri conciliari orientali. Cosi, dopo aver riferito sugli interventi sia del patriarca Jussef sia, contro il card. Pitta, di mons. Vancsa (che, a dire di Tkalac ha meravigliato l'uditorio nella difesa dei libri canonici della Chiesa orientale), l'abile informatore del governo di Firenze il 16 giugno 1870 andò a trovare il Patriarca Jussef, su presentazione del card. Schwarzenberg. Il patriarca fu con lui estremamente sincero ed esplicito, addirittura iracondo contro Propaganda Fide e i delegati apostolici, specie Valcrga: on nous a, de
i) MANSI, op. c/i., voJL 52, col, 184.
2) MANSI, op. ci*., voi. 52, col. 671-679
a) Sa di Ini vedi A. TAMBOIUIA, tmbro 1. Tkalac e l'Italia, Roma, 1966.