Rassegna storica del Risorgimento

CHIESE ORTODOSSE STORIA 1869-1870; CONCILIO VATICANO I 1869-187
anno <1970>   pagina <516>
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516 Angelo Tamborra
Rome, toujours promis de respccler notre autonomie, notre rite, notre discipline, et de se contenter de la reeonnaìssance de la pximauté du Pon­tile rornaiu. À Rome on ne tient jamais ce qu'on promet. mais pendant longtemps on ne nous vexait pas trop, et cela allait si bien que mal. Mais depuis que la Porte a cesse de nous persécuter, on a, a Rome, changé de tactique à notre égard. On foule aux pieds Pacte d'union, on empiete sur notre autonomie, on nous fait autant de mal que possible. Les vicaires apo-sloliques sont des pachàs, de janissaires; la population est toujours en état de révolte contre eux. Nous somraes assujettis à une triple tyrannie: celle du Pape, celle de la Propagande et celle de Mgr. Valerga, eelle-ci la plus feroce et la plus insupportable... Et après in'avoir raconté des lettres comminatoires de ses diocésains dont il avait la velile donne lecture au Concile, il continua ainsi: Les populations ne veulenl pas de Romanisme, pas de vicaires apostoliques, pas de prétres envoyés de Rome. Combien d'années ai-je passe avant de gagner la confiance des rniens! A présent je l'ai toute eutière ... **
Infine, per autorità e prestigio, non meno appassionato e vigoroso nel suo splendido latino, fu il vescovo di Bosnia e Sirmio, J. J. Sfcrossmayer. Nel recare in sé l'esigenza di un accostamento nazionale fra gli Slavi meri­dionali e, in minore misura, di tutti gli Slavi, egli avvertiva come pochi che gli ostacoli religiosi erano tali da perpetuare una frattura difficilmente sanabile. Per superarla era indispensabile imboccare decisamente la via dell'unione delle Chiese, evitare che differenze e odi religiosi venissero ulteriormente esasperati in ima zona come i Balcani e in genere l'Euro­pa orientale dove la religione aveva finito per essere imo degli elementi distintivi di nazionalità. L'unione degli Jugo-Slavi da Strossniayer propu­gnata e la stessa solidarietà fra tutti gli Slavi avrebbero ricevuto un vigoroso impulso da un'unica affiliazione religiosa ed ecclesiastica.
Così, al di là dell'ambito angusto di quanti parlano di scisma gre­co y> egli che, dice, inter Slavos meridionales moror guarda a tutto il mondo slavo separato da Roma ed esprime il timore che la definizione conciliare suR'infallibili tà pontificia abbia dannosi effetti sul processo di accostamento degli ortodossi, faccia sorgere nuovi pericoli e nuove defini­zioni, con grande danno per l'umanità e la civiltà del futuro: <c scisma orien­tale, iam non amplius graecum dici debet, sed proli dolor schisma slavi-cum, quorum oetoginta miUiones ab ecclesia catholica extorres vivunt, qui suae autonomiae, suis particularibus iuribus addictissimi sunt, et nihil aliud tantopere avcrsantur,, quatti illud quod vel suspicionem ingcrere istis pos-
*) Tkalac a Visconti Venosta, Roma 16 ghigno 1870 pubbl. da A. TAMBORRA, Imbro 1. TIculttc nii., p. S07.