Rassegna storica del Risorgimento

BEAUHARNAIS CARTE; BIBLIOTECA DELL'UNIVERSITA' DI PRINCETON CAR
anno <1970>   pagina <620>
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Libri e periodici
soprattutto per quel che concerne i territori confinanti col Lombardo-Veneto, per la salvezza dei quali non esita a invocare la venata del Pontefice a Vienna: e Sul grande affare delle Legazioni dirò a V.E. che per assicurarne l'esito sono stato tentato in questi giorni, nella min mente, e ne ho consultalo qui con monsignor nunzio ed i miei di casa, di consigliare a Sua Santità di decidersi a venire in persona partendo in quarantotto ore senza un gran seguito, sotto l'aria di voler visitare i sovrani qui riuniti, ed anche di sostenere di persona i diritti della Santa Sede. Pare quasi impos­sibile che si vorrebbe in presenza sua disporre del suo in favore altrui, e così si assi* curerebbe l'affare (p. 5404. Soltanto i volumi successivi, a parte i lavori di p. Ri* nieri, dell'Omodeo ecc., ci daranno una visione documentaria della politica della Santa Sede in occasione del Congresso; rinviamo così il discorso ad altra occasione.
RENATO GIUSTI
ALFIO CHIMI, I primordi della scuola popolare in Sicilia nel tempo dei Borboni e il metodo lancasterìano. Contributo alla storia della Scuola popolare in Italia (D pensiero moderno. Collana di storia della filosofia, HI serie, S); Padova, C.E.D.A.M., 1968, in 8, pp. 162. L. L200.
Lo studio si articola su due linee direttrici, analizzando da nna parte gli orien­tamenti di teorica della pedagogia in Sicilia dagli ultimi anni del '700 al compimento dell'Unità ed esaminando l'attività teorica e pratica degli nomini che tali orienta­menti espressero in formule più o meno svecchiami, dall'altra tentando una interpre­tazione storica dei dati messi a disposizione dalla prima parte della ricerca. Intento dichiarato dall'Autore è quello di colmare il vuoto presente nei testi di storia della pedagogia a proposito della situazione siciliana nell'ottocento, ed effettivamente pos­siamo condividere le conclusioni, cui egli giunge, per le quali, se l'isola non ebbe mai una adeguata organizzazione scolastica, pure non mancarono dibattiti e contributi sulla necessità di ovviare a questa grave lacuna che era, e furono in molti ad avver­tirlo, all'origine della cronica arretratezza della società siciliana. Vede bene il Cri mi quando sostiene che questa rivalutazione dell'importanza dell'istruzione pubblica era legata al rifiorire della cultura siciliana della seconda metà del '700, una cultura finalmente alla ricerca di un collegamento con le tendenze espresse dagli spiriti più illuminali dell'Europa occidentale. Ih questo quadro vanno inserite l'attività del De Cosmi prima, attività che, favorita dall'intelligente azione del viceré Caramanico, tendeva soprattutto alla formazione di una cultura scolastica non più locale ma ita­liana attraverso un corretto insegnamento della lingua, quindi le proposte per il riordinamento dell'istruzione pubblica presentate nel 1812 dall'Ortolani, dal Termini, dal Roberto di Troina, dal Lisi e dal Paterno Castello di Cercaci, e infine l'introdu­zione (1819) del metodo lancasterìano di mutuo insegnamento, adottato quasi ovunque a partire dal 1822. Ma questo fervore di iniziativa nel campo teorico, con tutte le più o meno dotte discussioni che seguirono sui vantaggi offerti dai due metodi di inse­gnamento - - il normale del De Cosmi ed il lancasterìano , non trovò un corrispet­tivo nella pratica, e non per la mancanza di scuole o per lo scarso interessamento dei comuni, sui quali ricadeva l'onere degli stipendi dei maestri. Delineando la sua inter­pretazione storica, l'Aotore assegna la fetta maggiore di responsabilità alla monarchia borbonica che aveva tutto l'interesse a mantenere nell'ignoranza, intesa come fattore di quiete sodale* le masse siciliane e che perciò, fece mancare qualsiasi appoggio a tutti i piani di riorganizzazione dell'istruzione pubblica. Questo può certamente esser vero su un piano generale, ma, a guardare bene, il problema, come tutti quelli che afflissero il regno borbonico nella sua storia, aveva più facce: l'analfabetismo e l'incul­tura, per i quali secondo il De Cosmi la nazione (.siciliana! stava stupida, ignorante.