Rassegna storica del Risorgimento

PITTAVINO BONFIGLIO; SANTA ROSA PIETRO DE ROSSI DI; STATO E CHI
anno <1971>   pagina <22>
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32 Gian Biagio Furiosa
zione concordata; mentre la sinistra desiderava che la Stato cogliesse l'occasiona per affermare i suoi diritti anche in materia ecclesiastica, i liberali, par conve­nendo che Ilo Stato poteva legiferare da solo sull'argomento, ritenevano che sarebbe stato politicamente pericoloso turbare l'opinione pubblica con una rottura con Roma. Ma l'accordo non fu raggiunto. Stanco per le inconcludenti trattative, provocato dai vescovi e dalla stampa ultraclericale, incalzato dalla sinistra che reclamava le riforme, il ministero compì un gesto energico, presen­tando alla Camera le famose leggi Siccardi, la principale delle quali, sull'aboli­zione del foro ecclesiastico, fu promulgata il 9 aprile 1850.] '
Si trattava, in fondo, di affermare dei diritti già generalmente acquisiti dallo Stato, di aggiornare la legislazione piemontese, che ancora conservava l'impronta del pietismo earlarbertino. e non, certo, di scatenare un'offensiva contro la Chiesa. D'Azeglio era tutt'altro che un giacobino. Si preoccupava, anzi, di non andar troppo in là, sottolineando che non si voleva colpire Roma, ma solo evidenti abusi e forme superate di privilegio. E, con lui, erano d'accordo la maggior parte dei liberali moderati; l'opinione moderata ha scritto il De Ruggiero era generalmente guelfa e, come tale, era spinta ad attenuare tutti i dissidi religiosi nascenti dalla mentalità del liberalismo moderno .2> Gino Capponi, il Mamiani, il Lambruschini, il Santa Rosa, erano gli esponenti più in vista di questa corrente cattolico-liberale: la nota comune era un mode­rato antitemporalismo ed una radicata diffidenza verso il blocco ultramontano conservatore, alla Montalembert.3) Erano i tormentati... gli uomini della conciliazione tra cattolicesimo ed Italia nuova, cattolicesimo ed istituzioni libe­rali, cattolicesimo e codice civile laico.4> Nella stessa relazione premessa al progetto di legge del 25 febbraio 1850 dal Siccardi, si garantiva che il governo avrebbe continuato a difendere con tutti i suoi mezzi la religione dei padri, a cui il governo restava attaccato per intima convinzione, per affetto, come per dovere , data la condizione in cui le nostre novelle istituzioni pongono dirimpetto al potere civile la religione dello Stato .5) Durante tutto il dibat­tito parlamentare, inoltre, i sostenitori dei progetti di legge abbondarono in dichiarazioni esplicite di essere tranquilli in coscienza e di non provare alcuno scrupolo nel disporsi a votarli. )
i) Le altre due leggi Siccardi riguardavano la soppressione della sanzione civile all'osservanza di alcune feste religiose e l'obbligo di un'autorizzazione governativa agli acquisti da parte di comunità religiose; esse furono approvate subito dopo la prima.
2) G. DE RUGGIERO, Storia del liberalismo europeo* 6* ed., Bari, 1959, p. 352.
4) Cfr. E. PASSERI U'ENTREVES, // cattolicesimo liberale in Europa ed il movi' mento neoguelfo in Italia, in Nuove Questioni di Storia del Risorgimento e dell'Unità d'Italia, I., Milano, 1961, p. 589.
4) A. C. JEMOLO, / cattòlici e il Risorgimento* in Raccolta omonima, Roma, 1963* p, 31.
8) Atti del Parlamento subalpino, IV Leg., Sess. 1850, I, Torino, 1863, p. 744.
0) U deputato Josti, parlando alla Camera il 7 marzo, dichiarò : < Perché, o signori, noi siamo cattolici, vogliamo esserlo, ma spontaneamente non per volontà di un terzo ( Atti, rii., !.. p. 909). Il giorno successivo il Turcotti affermò : Io in coscienza trovo giustissima, religiosissima e rispettosa verso la Chiesa la legge proposta dal ministero (Atti, il., I. p, 913). Roberto d'Azeglio, parlando al Senato, affermò di esser pienamente convinto di potere in tutta sicurtà di coscienza dare il [suol assenso olla presente legge (Atti, eit, I, p. 156). Nella stessa tornata il sen. D'Oria ebbe a