Rassegna storica del Risorgimento

PITTAVINO BONFIGLIO; SANTA ROSA PIETRO DE ROSSI DI; STATO E CHI
anno <1971>   pagina <23>
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Pietro di Santa Rosa
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Le leggi Siccardi rappresentarono, comunque, un atto politico di decisiva importanza per la qualificazione liberale del ministero, e la sua differenziazione dalle forze più conservatrici;1-) queste reagirono con estrema violenza, con uno schieramento comprendente non solo i La Tour, ma anche i Revel é i Balbo, fautori di una interpretazione restrittiva dello Statuto. L'ostilità del clero .e dei cattolici intransigenti provocò, per reazione, il diffondersi di sentimenti anticlericali e turbamenti nell'animo dì molti credenti; sopraggiunsero anche alcuni fatti che esacerbarono le passioni e contribuirono a porre il Piemonte sulla soglia di una grave crisi. -> Tra questi fatti è da porre in primo piano la Vicenda della morte di Pietro di Santa Rosa, su cui la testimonianza diretta, solo in parte conosciuta,3) dello stesso Santa Rosa e quella di alcuni amici e familiari, portano nuova luce, contribuendo a farci meglio conoscere la perso nalità e i sentimenti del ministro.
Le lettere che qui presentiamo, insieme a numerose altre del Siccardi, Cavour, Pellico, abate Moreno e altri, si trovano conservate presso la Biblioteca Augusta di Perugia. *) Queste lettere (trentanove in tutto), tutte dirette a mon­signor Luigi Fantini, vescovo di Fossati o e senatore del Regno, furono scritte, per la quasi totalità, nel 1850 e rivestono, quindi, un notevole interesse non solo per quanto riguarda la figura del Santa Rosa, ma per la ricostruzione di taluni aspetti della lotta politico-religiosa in Piemonte nei mesi che videro l'approvazione delle leggi Siccardi. Dalle lettere emerge, inoltre, il ruolo svolto dal vescovo Fantini durante l'elaborazione delle leggi e nel periodo immediata­mente successivo, ruolo su cui si sapeva ben poco e che ora si rivela di parti' colare importanza. Di questo ampio carteggio pubblichiamo il gruppo più omo­geneo di lettere, quelle del Santa Rosa appunto, limitandoci a citare o riportare brevi sunti delle altre.
Ministro tra i più influenti del gabinetto d'Azeglio, Pietro di Santa Rosa5)
dire: Ho interrogato la mia coscienza, io ho chiesto a me stesso se, come cristiano cattolico, e come liberale devotissimo alla monarchia costituzionale poteva darle il mio voto, e dopo lunga e matura disamina... ogni dubbiezza mi è sembrata fuor di proposito ed oggi senza scrupolo di sorta e con la certezza anzi di adempiere ad un dovere di buon cattolico e di buon cittadino, dichiaro che io voto a favore della legge (Legge Siccardi, Torino. 1850, p. 415). Delle dichiarazioni del Santa Rosa tratteremo più avanti. Sui dibattiti parlamentari e in particolare sull'atteggiamento dèi deputati cattolico-liberali si veda C. MAGNI, I subalpini e il concordato, Padova, 1961, passim e Storia del Parlamento Italiano direna da N. Rodolico, II, Dal Ministero Gioberti all'ingresso di Cavour nel Governo, a cura di 6. Sardo, Palermo, 1964, pp. 333 sgg.
i) R. ROMBO, Il Risorgimento, in Storia del Piemonte, I, Torino, 1960, p. 400.
2)Cfr. E. Di NOLFO. Storia del Risorgimento e dell'Unità d'Italia, VETI, Milano, 1965, p. 434.
S) Alcuni brani di due lettere del Santa Rosa furono pubblicati da N. ROTI-OLIANO, in Nuova Antologia, 1" luglio 1930, pp. 75-78.
*) Ms, 3100 e ms. 3170. Acquistate ad un'asta pubblica, le lettere furono cedute nel 1929 dal cav. Ezio Rosi al Museo del Risorgimento di Perugia, assieme al calamaio usato da Carlo Alberto per la firma dello Statuto.
) Pietro di Santa Rosa, nipote di Santone, era nato a Savigliano il 5 aprile 1805. Laureatosi nel 1826 in giurisprudenza, pubblici una Storia del tumulto dei Ciompi e fu uno dei fondatori del Risorgimento (1847). Fu. eletto deputato nel collegio di Sa-