Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
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Libri e periodici
Quindi l'amatore di libri godrà di quel piacere che destano tolte le opere die nascono non dai grandi macchinari dell'industria, ma dalle core intelligenti e pazienti degli artigiani.
Inoltre non si può dimenticare, insieme con la compiaciuta Nota dell'Editore, la Prefazione dettata da Domenico Berardi, una Prefazione illuminante coi riverberi della serenità, e che riesce a farci vedere un Hivarola non piò bestemmiato , ma in sostanza non peggiore di altri Legati, fiducioso del sistema, ligio a quello che ritiene un dovere, che deve fare da argine ad una incipiente fiumana dove non tutte e non sempre (questo lo aggiungiamo noi per controllate conoscenze) le acque sono limpide e pulite.
Nella Prefazione medesima viene data notizia della pacificazione a rovescio che ebbe luogo, ossia dell'attentato che il Cardinale subì il 23 luglio 1826 lasciandolo miracolosamente indenne. Non altrettanto si ritenne miracolato il canonico Muti che 1 accompagnava, giacché fu colpito, e per poro non ci lasciò la pelle.
E quelli a nostro parere furono gli anni in cui il patriottismo romagnolo si colorò, più che altrove, di quella tinta così difficile a sbiadire e così facile a rinfrescarsi in ogni tempo (e non a caso) che ha nome anticlericalismo.
PIERO ZAMA
AA. W, Rosmini e il Rosminianesimo nel Veneto (Studi religiosi, 1); Verona, Casa editrice mazziniana, 1970, in 8, pp. 433. L. 4.000.
Nato dal primo colloquio di studi religiosi promosso dal Collegio universitario < Don Mazza di Padova, il presente volume tende a mettere in chiaro l'influenza esercitata, direttamente o indirettamente, nel Veneto dalla filosofia, dalla concezione religiosa e morale del Rosmini il quale perciò non viene studiato a sé stante se non in alcuni saggi, mentre i rimanenti sono dedicati a figure e a situazioni collegate con la diffusione del rosminianesimo; così che da questa miscellanea di studi (una ventina), di cui non si può dar conto paratamente, si ricava una interessante e articolata immagine del rosminianesimo nel Veneto e del fermento suscitato dalla presenza del filosofo roveretano nella cultura e nella società veneta, laica ed ecclesiastica, del XlX secolo. Se il Vecchi indaga la prima formazione spirituale, l'Amhrosetti il Rosmini e il romanticismo politico e giuridico austriaco, il Mancini, il Lazzerini, il Ferrarese ed altri si soffermano su momenti e aspetti del pensiero rosminiano, a noi interessa soprattutto rammentare qualche figura minore die [attesti, in qualche modo, la fortuna del rosminianesimo in quest'area politico-religiosa, nella quale lo scontro tra le diverse tendenze non avvenne soltanto tramite le formule politiche del temporalismo e dell'antitemporalismo. Il ManteSe, ad es., studiando l'ambiente laico ed ecclesiastico vicentino, si sofferma sul clerico>moderatismo (don Giuseppe Rossi, don Alessandro Schiavo, Giacomo Zanella, don Giuseppe Fogazzaro, ecc.) e sui rapporti con gli esponenti laici del liberalismo moderato, e trova uno dei punti di convergenza proprio nella penetrazione e nella durata dell'insegnamento rosminiano: il Raoss delinca la figura e gli scritti (e Te polemiche) di Vincenzo De Vii sulla base di documenti inediti dell'Archivio rosminiano di Stresa; ed analogamente il Gallio traccia un sintetico profilo dell'attività culturale di Francesco Angeleri (caposcuola dei rosminianf di Verona, sacerdote, insegnante e autore di scritti di filosofia) dando notizia inoltre di una serie di carte inedite (saggi* lettere, miscellanea ecc.); il Gambasin studia analiticamente problemi e dibattiti concernenti il primo Concilio provinciale veneto del 1859. e si sofferma su molte figure di sacerdoti che se ne occuparono (mons. Zìnelli. Berengo, Cesari! ecc.), indicando le tendenze, gli orientamenti emersi nella preparazione del piano zinellinno, nella trattazione delle varie commissioni, ecc.; il Trarnontin infine pubblica e illustra documenti relativi alla questione rosminiana, mentre era patriarca di Venezia il card. Domenico Agostini.
RENATO GIUSTI