Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
anno <1971>   pagina <108>
immagine non disponibile

108
Libri e periodici
Quindi l'amatore di libri godrà di quel piacere che destano tolte le opere die nascono non dai grandi macchinari dell'industria, ma dalle core intelligenti e pazienti degli artigiani.
Inoltre non si può dimenticare, insieme con la compiaciuta Nota dell'Editore, la Prefazione dettata da Domenico Berardi, una Prefazione illuminante coi riverberi della serenità, e che riesce a farci vedere un Hivarola non piò bestemmiato , ma in sostanza non peggiore di altri Legati, fiducioso del sistema, ligio a quello che ritiene un dovere, che deve fare da argine ad una incipiente fiumana dove non tutte e non sempre (questo lo aggiungiamo noi per controllate conoscenze) le acque sono limpide e pulite.
Nella Prefazione medesima viene data notizia della pacificazione a rovescio che ebbe luogo, ossia dell'attentato che il Cardinale subì il 23 luglio 1826 lasciandolo mi­racolosamente indenne. Non altrettanto si ritenne miracolato il canonico Muti che 1 accompagnava, giacché fu colpito, e per poro non ci lasciò la pelle.
E quelli a nostro parere furono gli anni in cui il patriottismo romagnolo si colorò, più che altrove, di quella tinta così difficile a sbiadire e così facile a rin­frescarsi in ogni tempo (e non a caso) che ha nome anticlericalismo.
PIERO ZAMA
AA. W, Rosmini e il Rosminianesimo nel Veneto (Studi religiosi, 1); Verona, Casa editrice mazziniana, 1970, in 8, pp. 433. L. 4.000.
Nato dal primo colloquio di studi religiosi promosso dal Collegio universitario < Don Mazza di Padova, il presente volume tende a mettere in chiaro l'influenza esercitata, direttamente o indirettamente, nel Veneto dalla filosofia, dalla concezione religiosa e morale del Rosmini il quale perciò non viene studiato a sé stante se non in alcuni saggi, mentre i rimanenti sono dedicati a figure e a situazioni collegate con la diffusione del rosminianesimo; così che da questa miscellanea di studi (una ven­tina), di cui non si può dar conto paratamente, si ricava una interessante e articolata immagine del rosminianesimo nel Veneto e del fermento suscitato dalla presenza del filosofo roveretano nella cultura e nella società veneta, laica ed ecclesiastica, del XlX secolo. Se il Vecchi indaga la prima formazione spirituale, l'Amhrosetti il Ro­smini e il romanticismo politico e giuridico austriaco, il Mancini, il Lazzerini, il Fer­rarese ed altri si soffermano su momenti e aspetti del pensiero rosminiano, a noi interessa soprattutto rammentare qualche figura minore die [attesti, in qualche modo, la fortuna del rosminianesimo in quest'area politico-religiosa, nella quale lo scontro tra le diverse tendenze non avvenne soltanto tramite le formule politiche del temporalismo e dell'antitemporalismo. Il ManteSe, ad es., studiando l'ambiente laico ed ecclesiastico vicentino, si sofferma sul clerico>moderatismo (don Giuseppe Rossi, don Alessandro Schiavo, Giacomo Zanella, don Giuseppe Fogazzaro, ecc.) e sui rapporti con gli esponenti laici del liberalismo moderato, e trova uno dei punti di convergenza proprio nella penetrazione e nella durata dell'insegnamento rosmi­niano: il Raoss delinca la figura e gli scritti (e Te polemiche) di Vincenzo De Vii sulla base di documenti inediti dell'Archivio rosminiano di Stresa; ed analogamente il Gallio traccia un sintetico profilo dell'attività culturale di Francesco Angeleri (capo­scuola dei rosminianf di Verona, sacerdote, insegnante e autore di scritti di filosofia) dando notizia inoltre di una serie di carte inedite (saggi* lettere, miscellanea ecc.); il Gambasin studia analiticamente problemi e dibattiti concernenti il primo Concilio provinciale veneto del 1859. e si sofferma su molte figure di sacerdoti che se ne occu­parono (mons. Zìnelli. Berengo, Cesari! ecc.), indicando le tendenze, gli orientamenti emersi nella preparazione del piano zinellinno, nella trattazione delle varie commis­sioni, ecc.; il Trarnontin infine pubblica e illustra documenti relativi alla questione rosminiana, mentre era patriarca di Venezia il card. Domenico Agostini.
RENATO GIUSTI