Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
anno <1971>   pagina <109>
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Libri e Periodici
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TERESA, DI SCANNO, Bìbliographie de Michelet, en Italie ; Firenze, Sansoni Antiquariato, 1969, in 8, pp. 271. L. 4000.
Distìnto in varie parti (lettere di Michelet, opere, critica ecc.) il volume, inse­rito tra le pubblicazioni dell'Istituto francese di Firenze, si presenta corredato di indici, appendice e molte note, assai opportune, riguardanti figure spesso minori - dell'età del Risorgimento in Italia e in Francia. Attuato a scopo essenzialmente biblio­grafico (come bibliografia critica* fino alla data del 31 dicembre 1967), il lavoro non solo integra le bibliografie francesi intorno al Michelet, ma soprattutto permette di avere una visione d'insieme della figura dello storico francese che cosi attentamente si occupò della civiltà dell'Italia dove visse a lungo aiutando la causa del Risor­gimento. Anche se il M. non esercitò una profonda influenza sulla vita culturale ita­liana (<I1 est donc inipossible de parler vraiment d'une Jmtoire du succès de Miche­let en Italie fep, 16), è certo che il M. incominciò ad essere noto in Italia abbastanza presto (si pensi ai viaggi dal 1830 in avanti) negli ambienti culturali e politici per il suo interesse sul Vico, per i suoi contatti con emigrati italiani (di parte democratica), per la sua difesa dello spirito della rivoluzione in Italia, in Polonia, ecc. Un accenno a parte merita l'influenza del M. sul Carducci {Inno a Satana, Qa fra); e come l'intui­zione e la scoperta del concetto di Renaissance da parte del M. segnano l'avvio di una discussione in sede critica che appunto dal M. ha preso le mosse, cosi la pubblicazione di opere storiche e soprattutto morali (in lingua francese o in traduzione italiana) fornisce un'idea della penetrazione delle sue concezioni nel nostro paese. Utile infine la pubblicazione delle lettere del M., già edite per lo più, indirizzate a italiani (e a francesi, se pubblicate in Italia).
RENATO GIUSTI
MASSIMO L. SALVADOR!, Il movimento cattolico a Torino 1911-15 (Università di Torino, Istituto di Storia della Facoltà di Magistero); Torino, Giappichelli, 1969, in 8", pp. 307. L. 2.000.
La ricerca del Salvador! s'inserisce in un quadro sociale ed ambientale in cui le indagini recentissime dell'Abrate e del Gas trono vo hanno movimentato ed arricchito la rappresentazione classica d'assieme tracciata dallo Spriano, ed affronta un argomento che l'altrettanto recente e stimolante volume del Canapini ha centrato sotto una luce spiccatamente nazionalistica sino ai margini dell'autentica e programmata tendenzio­sità interpretativa. Si potrebbe supporre dunque che scarsa o comunque scarsamente originale sia l'incidenza del contributo dell'A. su un terreno arato cosi intensamente. Ma la supposizione è infondata. UÀ., avvalendosi di una discrezione di tocco ed una capacità di sfumatura assai rimarchevoli rispetto a certe sue precedenti durezze, delinea nno stato di cose particolare e complesso, che dà ragione di una sfaccettatura torinese tutfaltro che trascurabile nel composito mondo del cattolicesimo politicamente orga­nizzato. Torino, non si dimentichi, era la città dove l'egemonia liberale e progressista, fino a Villa e Daneo, non era stata minimamente scalfita dall'alternativa radicale e democratica, soltanto a fine secolo, con la ventata universitaria ed organizzativa, essendo balzata in primissimo piano una distinta e ragguardevole opposizione, ma a tinte Bchiettamente socialiste, strettamente connesse con la profonda trasformazione strut­turale e sodalo in corso nella città durante gli anni novanta. Una presenza cattolica, dunque, non aveva avuto modo di precisarsi se non nei termini di sopravvivenza del vecchio intransigentismo del Margotti sulle colonne di quell'Italia Reale che aveva avuto un momento di vivacità e celebrità grazie ulla pertinacia della san opposizione e Crispi, ma che si ponevo ben al di qua delle sollecitudini sociali, paternalistiche quanto si voglia, delTintransigenthuno loiiiburdo-veuuio, un romanismo asfittico, fine a se stesso, senza alcuna press sulla realtà. Da questo punto di vista il Momento del Mauri e del Crispohi è già un tìpico prodotto della dètente giolittiana ed un portato efficace del tempi nuovi. Ma una moderna novità giornalistico, naturalmente, non