Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
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1971
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Libri e periodici
basta. Mèrito delPÀ. e quello di aver rollo e rappresentato con vivezza il significato di -vnl!a. di spartiacque, che l'introduzione giolittiana del suffragio universale viene ad assumere soprattutto nei confronti dei cattolici e delle loro masse popolari agricole* un significato che viene subito colto dalla Stampa (il cui atteggiamento di oltranzismo conservatore e patriottardo rispetto al giolitiismo ufficiale, già abbastanza noto, viene qui ripetutamente ribadito) e che i cattolici intendono essenzialmente nel senso della possibilità d'un contrasto di massa con i socialisti. La guerra libica viene a conferire a questo contrasto un alone patriottico (più che nazionalìstico, come pare alTA,, e con lui al Ganapini) inconfondibile, quantunque la testa anche qui venga tenuta dall'estremismo propagandistico del Bevione sulla Stampa, cosi fieramente stigmatizzata dal Salvemini, e non manchino da parte di uno storico reazionario come il gesuita padre Rinìeri accenti di perplessità e di condanna, che il sindacalista Cantono. il noto sacerdote di Biella, sfuma e sposta con obiettivo nettamente antisocialista. Tale obiettivo diveniva più vistoso nello specifico campo dell'organizzazione delle forze del lavoro, dove l'analisi e la documentazione dell'A. si distendono ad illustrare l'indiscusso primato torinese anche per quanto concerne i cattolici, sia pure con una presenza femminile amplissima, che sarebbe stato opportuno indagare meglio quanto a composizione e combattività. Comunque ciò sia, l'attività organizzativa cattolica a Torino è intensissima, fa centro intelligentemente sulla parrocchia compromettendo e dinamizzando il clero, s'indirizza all'ideale della e società industriale cristiana come frutto e sviluppo ad un tempo del primitivo corporativismo, strumentalizza sagacemente in funzione operaia la rivalutazione della gerarchia e della disciplina che la guerra di Libia ha introdotto nelle masse combattenti, pone un'attenzione feconda sull'organizzazione avversaria, quella socialista, sfruttando addirittura indirettamente l*ottusa ed arrogante sottovolutazione con cui per lo più da parte socialista si ricambia la costruttiva critica dei cattolici. La prevalenza anche formale che a questo punto il Momento acquista sulla vecchia Italia Reale sta a significare il preponderare della fase organizzativa e sociale, e perciò dell'obiettivo inserimento nella struttura dello Stato, rispetto a quella della negazione e della protesta, protagonista quanto mai sintomatico a questo proposito lo stesso cardinale arcivescovo Richelmy. I grandi scioperi dèi 1912 e del 1913 sono per quest'organizzazione sociale cattolica la prova della verità, e l'A. vi dedica una ricerca brillantissima, mettendo in luce come Pantùnoderatismo di massa degli operai cattolici si saldi agevolmente nel 1912 con la dissidenza estremista rispetto al corporativismo della Federazione, mentre l'hanno successivo la preparazione e la strategia di quest'ultima fanno sì che i cattolici rimangano sostanzialmente emarginati e l'ideale della pace sociale in fabbrica debba essere definitivamente accantonato. Sarà questo un motivo non trascurabile perché i cattolici si risolvano a concentrare tutti i loro sforzi sul terreno elettorale, passando dalla sconfitta politica del novembre 1913 alla vittoria amministrativa del giugno successivo (questo di un rovesciamento di fronte cosi netto e drastico è tuttavia argomento da approfondire al di là dell'innegabile grande peur della Settimana Rossa). Alle soglie della guerra, dunque, i cattolici torinesi si presentano col rimarchevole risultato amministrativo, spiccatamente concorrenziale nei confronti dei socialisti, dell'istituzione dell'Ufficio del lavoro, e con un legame organico ribadito, approfondito, nei riguardi di tutta intera la società cittadina, e quindi anche di quel suo intrinseco neutralismo che fa di Torino la roccaforte dell'opposizione alla guerra. Come poi tale neutralismo o addirittura tedescofili a si temperi e si acqueti nell'ossequio docilissimo alle decisioni dell'autorità costituita è fenomeno di lealismo massiccio, l'ultima tessera del raWament dello Stato liberale nell'atto medesimo in cui s'imposta la sua catastrofe, nel seno del quale l'atteggiamento del cattolici torinesi non fa che confermare la generalità d'un comportamento ormai perfettamente all'unisono con quello della classe dirigente borghese e, più latamente, dell'Italia ufficiale.
RAFFAELE COLAPIETRA