Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
anno
<
1971
>
pagina
<
111
>
Libri e periodici 111
FRANCESCO MALCBRI, La guerra libica (1911-19]2) [Politica e Storia, 25); Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1970, in 8, pp. 42?. 7.000.
Di questo libro era già uscita, datata dicembre 1969, una edizione evidentemente provvisoria con lo stesso titolo, ma con l'indicazione voi. I e il numero 23 della raccolta (l'esemplare della Biblioteca Universitaria Alessandrina di Roma ha la collocazione 385 g 13/..
Nel volume definitivo sono state introdotte alcune note indicazioni bibliografiche, qnalcbe paragrafo nel V e nel VI capitolo e aggirami gli ultimi due, VII e Vili.
LA. si propone, con l'occhio rivolto verso il periodo immediatamente successivo, di esaminare quale influenza abbia avuto la guerra di Libia sui vari aspetti della vita italiana, anche sui più imprevisti (la stessa letteratura* le arti, la stampa, il modo di sentire e giudicare: p. 10).
Dopo una rapida rassegna degli accordi internazionali (pp. 15-16), passa ad esaminare in ebe cosa consistesse la penetrazione pacifica italiana, termine che < fu molto di moda. Interessante sarebbe stabilire come sorse e si affermò questo concetto sia in campo internazionale, sia particolarmente in Italia ; dove ben prima delle iniziative del Banco di Roma (1905-1907) sn cai come tanti altri si sofferma il Malgeri, fin dal 22 maggio 1902 A. De Viti Di Marco aveva tracciato il programma di espansione commerciale libera, fatta da capitali privati ebe cerchino investimenti a Tripoli , in caso dì necessità protetti dallo Stato (La Libia negli atti del Parlamento e nei provvedimenti del Governo, Milano, 1912, I. p. 149).
H M. riscontra nell'azione del Banco di Roma in Libia un grave errore, quello di non aver saputo maseberare sufficientemente il carattere semi-ufficiale (p. 27). Ciò insospettì i Turchi, onde numerosi incidenti nei quali apparve la scarsa voglia del governo italiano di appianarli. Tuttavia l'A. ritiene indubbio ebe il Banco guardò con favore e spinse anche lui il governo verso la conquista armata (p. 34); M. sottolinea die, pur avendo il Banco fallita l'azione di penetrazione pacifica impostò sotto forme nuove ed avanzate, per quei tempi, lo sfruttamento delle risorse di un paese di tipo sottosviluppato (p. 33).
Nel H capitolo viene esaminata la campagna di stampa a favore dell'impresa. 11 M. sostiene che fu Videa Nazionale ad affrontare con insistenza e senza mezzi termini il martellamento dell'opinione pubblica nazionale (p. 38), pur riconoscendo che la Stampa, la Tribuna* il Giornale d'Italia e il Corriere d'Italia esercitarono, senza dubbio, il peso maggiore nella formazione di un'opinione pubblica favorevole alla impresa (p. 38). Secondo M. la Tribuna (che si era pronunciata però fin dall'ottobre 1910), nei primi mesi dell'I! non faceva una vera e propria martellante campagna di stampa (p. 39). A dimostrazione di ciò M. cita una frase della Tribuna del 25 gennaio 1911: La Porta animata (nel testo: è troppo animata) da amichevoli sentimenti verso l'Italia . Trascara però che questa frase è nell'articolo che, in prima pagina con titolo su IH, IV e V colonna annunciava : L'Italia manda navi nelle acque turche. La Pisa parte a tutto vapore per Alessandria d'Egitto e che dei quattro modernissimi incrocia tori italiani tre (Pisa, San Giorgio, che si sarebbe resa celebre per lo scoglio della Gaiola, e San Marco) erano stati mobilitati. Era naturale che dopo ciò si aggiungesse: d'Italia non ha bisogno di fare una vana dimostrazione di forza; ma sta di fatto che con. quell'atto l'Italia ottenne che fosse risolto l'incidente Guzmàn, come Di San Giuliano ripetè due volte a Giolitti nel promemoria del 28 luglio (Dalle Carte di Giovanni Giolitti, Milano 1962, tìl, p. 55, e in questo voi., p. 388). Questo incidente, taciuto dal M., ebbe ampia risonanza, non solo negli alti diplomatici, ma in tutta la stampa. La campagna quindi in gennaio era già in pieno svolgimento ed è vero che si accentuò nel marzo, ma tra le tante coincidenze > di date in quel mese, ricordate da M. (uscita dell'/dea Nazionale, partenza di Piazza e più tardi di Bevione per la Tripolitania) non e menzionata la crisi di governo.
H M. crede che tra la fine del 1910 e l'inizio del 1911 sia stato il Giornale d'Italia a portare avanti la questione di Tripoli molto più, degli altri giornali; sottolìnea la presenza nella redazione del quotidiano sonnjniano, di Luigi