Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
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Libri e periodici
Fcderzoni, ma dimentica che molti attacchi del Giornale d'Italia a Di San Giuliano erano riprodotti dalla Stampa. Inoltre soffermandosi su Corradini. attribuisce il maggior peso alla campagna dei nazionalisti e del loro organo (ma Videa nazionale era allora settimanale). Ricorda le celebrazioni del cinquantenario citando Volpe: e Sa* rebbe disconoscere l'indole degli italiani dire che tanto susseguirsi di cerimonie e discorsi li disponesse solo a religioso raccoglimento > lp. 47}.
Ài nazionalisti si aggiunsero altre croci impazienti ed eccitale (p. 47) cioè Piazza e Bevione sulla Tribuna e la Stampa, il Giornale d'Italia (ma non aveva incominciato molto prima?), il Messaggero, il Resto del Carlino, i cattolici Corriere d'Italia e Avvenire d'Italia. Restava fuori solo il Corriere della Sera: alle considerazioni del M., tratte soprattutto dalle memorie e dall'epistolario Albedini, conviene aggiungere che il Corriere era tutto impegnato nella campagna contro il progetto di monopolio delle assicurazioni e timoroso che i cotonieri lombardi perdessero il mercato turco: il Corriere entrò a un tratto durante il settembre impetuosamente nella campagna ( G. Salvemini, Come siamo andati in Libia..., Milano, 1963, p. 133). Anche M. sottolinea 1 influsso che su Albertìni esercitò Torre (che avrebbe voluto iniziare la campagna in luglio); questi, ben conscio del ritardo, dovette occuparsi soprattutto dei rapporti in* lernazionali; ma non sfuggirono già a Salvemini le esagerazioni ed affermazioni iperboliche che secondo M. (p. 61) cnon è facile trovare.
Secondo M. quando i giornali governativi pubblicarono le corrispondenze di Piazza e Bevione le condizioni per una azione di forza italiana in Libia erano del tutto in alto mare. La situazione internazionale, in quel momento, non era certamente favorevole alla spedizione italiana in Libia (p. 55). Ma nelle intenzioni del governo anche solo una campagna di stampa poteva essere utile ad impensierire i turchi e spingerli a fare concessioni. Ha già osservato Carocci che *i precedenti immediati dell'impresa risalgono ai giorni stessi della crisi ministeriale del marzo 1911. In quei giorni le truppe francesi stavano occupando il Marocco [Giolitti e l'età giolittiana, Torino, 1963, p. 144). Che non si avesse intenzione di fare una spedizione M. lo dednee dal fatto che il 7 giugno 1911 ( ma fu II 9) Di San Giuliano aveva dichiarato alla Camera che la politica italiana aveva per base il mantenimento dello slatti ano territoriale e l'integrità dell'Impero ottomano (p. 55): ma il ministro degli esteri italiano che ben conosceva il Trattato della Triplice, poteva confessare che si voleva modificare lo statu quo?
M. insistè poi sul fatto che, pur potendo Giolitti controllare la Stampa e la Tribuna, pur essendo amico dei due direttori Frassati e Malagodi, alle spalle di quei giornali agivano, con diverso ma sempre forte peso, importanti gruppi finanziari ed industriali (p. 55); Banca Commerciale, Piaggio e gli zuccherieri che nel 1910 fecero della Tribuna un giornale gioiittiuuo (alla cui direzione Garroni non aveva voluto che andasse Andrea Torre). Ma anche se nellll la Banca Commerciale fu contraria al monopolio delle assicurazioni, sono noti i rapporti tra Giolitti e Joel. Quanto alla Stampa chi c'era dietro Frassati?
Gire la Tribuna M. accetta la tesi che gli articoli di Gaetano Mosca il noto sociologo e studioso di diritto costituzionale (p. 73), siano stati pubblicati per intervento dall'alto (p. 56); ma ad essi erano da aggiungere quelli di Guglielmo Ferrerò. Entrambi fin dal momento in coi f u decisa l'impresa e non in seguito ( p. 73, n. 92), miravano a prepararvi l'opinione pubblica, ma non potevano accettare le esagerazioni nazionaliste e ammonivano a non considerare la guerra troppo facile. Una conferma la troviamo in un articolo di Bevione del settembre 1912 in cui sì diceva che tutti avevano creduto meno forse l'on. Giolitti in una guerra facile e breve (p. 177 sg.). Bevione, che nel settembre 1911 si presentò a Tripoli con una raccomandazione di Giolitti (Carlo Galli, Diarii e lettere, Firenze 1951, p. 77)* redasse, per ordino del suo direttore, la famosa lettera aperta a Giolitti: se e pur vero che quelli che Nino Valeri chiama i giolittiani di strotta osservanza non sempre furono servilmente consenzienti col loro capo- è diffìcile pensare che le campagne della Tribuna e della Stampa non fossero concordate, come per il primo giornale ammette anche il M. (p. 56).
Dalla rassegna della stampa e della pubblicistica favorevoli all'impresa, si passa