Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
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1971
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Libri e Periodici
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alle opposizioni : Leone Caetani, Ugo 0 jetti, le perplessità che Luigi Lnzzatti esprimeva a Ferdinando Martini il 16 settembre. La lettera di Lnzzatti, nella parte finale omessa dal M. (e già pubblicata da me), dice testualmente: e Certo è che sinora i giornali austriaci, anche i reazionari (il Vaterland ecc.) ci spingono a Tripoli.. Tutte queste idee mi tenzonano pel capo come mi tenzonavano quando era al governo, pur prepa rondami ad andare a Tripoli se l'occasione si presentava propiziai ma con tutte le cautele indicate, E tu che ne pensi? II San Giuliano deve aver discussi tutti i dnbi (sic) che io ti indico. Non ti pare? (il corsivo è mio). Del resto durante il Ministero Luz-zattì era stato risolto, con la ricordata minaccia di dimostrazione navale, l'incidente Guzmón.
M. riferisce poi l'opinione più tecnica, ma altrettanto valida sul piano delle considerazioni economiebe di Luigi Einaudi allora trentasettenne già noto ed apprezzato economista (p. 73). Ma gli articoli di Einaudi furono pubblicati a guerra iniziata. Tra gli oppositori che si fecero sentire parecchio tempo prima della guerra vi fu in realtà solo Salvemini al quale M. dedica alcune pagine concludendo : viene però da chiedersi perché la coerente presa di posizione di Salvemini venne modificala in occasione dell'intervento dell'Italia nella prima guerra mondiale, che ben altro onere di vite umane e di ricchezze doveva costare al paese . A questo suo problema Mn dopo aver osservato che Salvemini guardava sin dal 1911 all'Adriatico, risponde non è forse azzardato affermare ebe l'interventismo democratico del Salvemini del 1914-15 affondi le sue radici in questa sua campagna antilibica e in queste sue infuocate pagine antitripoline (p. 96).
Nel HI capitolo il M-, pur ritenendola una di quelle quereUés che lasciano il tempo che trovano (p. 99), discute l'affermazione di Giolitti circa la Libia come terzo punto del suo programma ministeriale. M. si sofferma soprattutto sull'attività del mini* atro degli esteri nel cui promemoria del 28 luglio vede la prova di un tormento, di un conflitto che Giolitti deve aver afferrato, tanto che sottolineò in rosso molti di questi brani (p. 100); ma fn proprio Ini? (cfr. Dalle carte, ciL, TU, p. 56, n. 2).
Il M. ritiene in ogni modo che la spedizione era stata decisa nell'ambito della Consulta e Giolitti sia stato sottoposto ad un vero e proprio assedio da parte del ministro degli esteri e abbia dovuto subire (p. 104). Nel giudicare l'azione diplomatica italiana osserva che uno dei suoi limiti consistette nel presentare la questione quasi esclusivamente sul piano delle controversie economiche e che per questo l'azione italiana destò meraviglia in quanto si poteva a ragione ritenere che le controversie economiche potessero ben essere composte sul piano diplomatico > (p. 107). L'atteggiamento delle potenze viene quindi esaminato sulla base dei documenti diplomatici e dei quotidiani: le potenze dell'Intesa furono tutto sommato favorevoli all'impresa nel momento in cui fu decisa: da questo atteggiamento M. ritiene di poter trarre la conclusione che la diplomazia italiana aveva lavoralo bene nei primi dieci anni del nuovo secolo e che i governi dell'età giolittiana, accusati d'essere stati, tino al 1911, interessati esclusivamente ai problemi di politica intema... avevano al contrario condotto una politica intelligente e silenziosa (p. 115).
Anche l'invio di Giacomo De Martino come incaricato d'affari a Costantinopoli è visto come una vittoria di Di San Giuliano; ma come ambasciatore, a succedere al Mayor des Planches dimesso bruscamente, era stato nominato il giolitti ano Garroni: che se questi non andò e quindi la sua nomina ebbe scarso effetto sul piano pratico (p. 117), essa era pur sempre una dimostrazione del fatto che Gì oli iti, afidando tante opposizioni, teneva a dimostrare che della politica estera e soprattutto dei rapporti con l'Impero ottomano, si occupava personalmente. E non darei troppo peso a ciò che De Martino, a parecchi anni di distanza (1937) e in clima fascista scriveva riecheggiando, come nota anche il M., i luoghi comuni del nazionalismo.
La Germania e l'Austria tentarono di fare opera di mediazione fra Italia e Turchia (chi si adoperò molto fu l'ambasciatore tedesco a Costantinopoli, Marschall), ma Di San Giuliano mantenne l'atmosfera tesa; le autorità ottomane divennero quasi < remissive (p. 123). 11 De Martino nei suoi rapporti insisteva per la spedizione* Gli alleati, temendo ripercussioni balcaniche, volevano fermare il governo italiano : per questo