Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
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1971
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Libri e periodici
quando il 22 settembre giunse una propoeta austro-tedesca per il rinnovo anticipato e senza modifiche della Triplice, Giolitii, Di San Giuliano ed il re si impensierirono e si riproposero il problema dei compensi . Si stabilì di accelerare i preparativi per la spedizione decisa il 14 settembre, ma prevista per il novembre.
M. si pone poi il quesito se GioBtti sia stato spinto ad apre dall'opinione pub* blica: tesi sostenuta già da Brasati, da Salvemini e da Alberimi e, pur ritenendo tale tesi suggestiva esprime riserve. Propende infatti a credere che la campagna di stampa fosse stata organizzata dal ministro degli esteri per < cercare di influenzare le resistenze di GioBtti (p. 134). Il ministro degli esteri infatti, pochi giorni prima della spedizione fece pubblicare dei telegrammi Stefani dai toni accesi sulla questione. Il sottosegretario agli interni Falcioni, preoccupato, si affrettò ad avvertire GioBtti. M. non riproduce la fine del telegramma di Falcioni (Pregoti dirmi linea da seguire e se desideri che ulteriori telegrammi che possano impressionare opinione pubblica siano prima a te comunicati ) né altri due documenti dello stesso giorno contenuti nello stesso fascicolo 10 (b. 12) delle Carte Gioii iti : nel primo Di San Giuliano avvertiva GioBtti che un atto barbaro turchi nel Mar Bosso risulta da rapporto a me pervenuto ed io subito pensai di farlo pubblicare nella Tribuna in forma di corrispondenza . Al telegramma di Falcioni GioBtti, dopo aver detto che sarebbe tornato a Roma la domenica successiva, cosi rispondeva: fino ad allora prego seguire proposte Di San Giuliano per quanto riguarda pubblicazione telegrammi Stefani.
Ma, con Marc Bloch, M. non vuol cadere nella superstizione della causa unica (p. 135), perciò, dopo aver detto che Di San Giuliano aveva fatto di tutto per vincere le resistenze di GioBtti, che sì potrebbe addirittura azzardare l'ipotesi che fu Antonino Di San Giuliano a prendere la mano e guidare la vasta impetuosa corrente dell'opinione pubblica e che perciò potrebbe essere considerato come il maggior artefice della guerra italo-turca , soggiunge immediatamente che ciò non può naturalmente spingerlo neppure ad affermare che GioBtti non ebbe peso alcuno... che fu tratto passivamente a rimorchio di Di San Giuliano (p. 135). GioBtti per timore di cadere fece un calcolo di opportunità politica, egli che non era certo nuovo a simili calcoli e decise che la guerra era il male minore ( p. 136). A p. 258 però M. rifiuta la tesi che rientra negli schemi classici della politica giolitdana (del Gioii iti che vuole accontentare i nazionalisti dopo aver accontentato i socialisti) ritenendola troppo semplice e superficiale per essere presa interamente per buona.
Il M. si sofferma sulla figura del re, sulla sua assenza da Roma al momento della decisione e sul fatto che si appoggiasse a GioBtti nel momento in cui voleva impedire alla duchessa d'Aosta di andare a Tripoli, coinvolgendolo in un affare che, tutto sommato, poteva essere risolto in famiglia (p. 151). La questione non era così sem-pBce: che il re non avesse grande simpatia per i duchi d'Aosta è noto (inoltre in quei giorni la famiglia aveva creato abbastanza guai: c'era stata anche la questione di Pre-Tesa): la duchessa volle andare per forza con le dame della Croce Rossa, poi litigò, si atteggiò ad eroina e, fatto che M. (che pure a p. 273, in nota, cita i titoli delle Canzoni), omette, ma ebbe grossa risonanza, fu poi cantata da D'Annunzio: tutte cose che non potevano che irritare il re.
M* tratta poi a parte della mancata preparazione militare (cui aveva già accennato a p. 139). Narra che durante l'estate, al momento delle grandi manovre si temette che l'epidemia di colera colpisse l'esercito. Gioliiti consigliò la sospensione delle manovre, ma poiché il capo di stato maggiore era di parere contrario decise di lasciargliene tutta la responsabilità. M. nota che Giolitti non accennò ad una possibile utilizzazione delle truppe a breve scadenza : ma se ancora il 14 settembre si pensava di fare la spedizione in novembre! (cfc. p. 131)). Si spiega cosi anche perché GioBtti abbia lasciato che il 3 settembre si congedasse la classe 1889. Gli organi militari non seppero niente fino al momento della decisione: se avessero saputo qualcosa avrebbero agito in maniera diversa (p. 155). Ma il trattenere una classe avrebbe reso chiaro che si pensava alla guerra e sarebbe mancata quella sorpresa su cui M.. insiste tanto.
< La questione di Tripoli era diventata un fatto personale ed esclusivo di Gio-