Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
anno <1971>   pagina <115>
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Libri e periodici
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Ktti e Di San Giuliano (p. 155 sg.). Fa proprio cosi : erano infatti entrambi sicuramente ben. consci del fatto che era il presidente del Consiglio la persona cine, in base al decreto Depretis del 20 agosto 1876 e a quello Zanardellì del 14 novembre 1901 (che riordinava le disposizioni dei decreti precedenti), mantiene l'uniformila nell'indirizzo politico e amministrativo di lutti i ministri (art, 5). L'art. 7 prescriveva inoltre: * il ministro degli affari esteri conferisce col presidente del Consiglio su tutte le note e comunicazioni che impegnano la politica del governo nei suoi rapporti con i go verni esteri . Con quei decreti il presidente del Consiglio divenne in Italia un vero superiore gerarchico degli altri ministri. Egli infatti non solo sopraintende legal­mente a tutta la politica interna ed estera- ma può a sua volta restringere la compe­tenza di un singolo ministro . (Gaetano Mosca, Appunti di Diritto costituzionale, Roma-Milano-Xapoli. 1912-. pp. 79*81). Di San Giuliano, infatti, nello scrivere a Gio-litti il 9 agosto 1911 diceva di non poter decidere sul modo di trattare alcuni incì­denti, e di poca importanza con la Turchia finché non si sia. un po' prò chiara mente delineata la situazione dal punto di vista che tu solo puoi giudicare, della coordinazione tra la questione di Tripoli e la situazione politica interna (Dalle carte, cil., IH, p. 58. Il corsivo è mio).
Il M. tratta poi della condotta della guerra e delle difficoltà incontrate per la mancata preparazione locale di cui fu accusato il vice-console Galli; M. difende il con­sole: gli errori non sono che parzialmente imputabili a lui, scarso conoscitore di pro­blemi africani' (p. 183). Le critiche alla mancata preparazione locale e all'incapacità dell'esercito furono immediate; ma se i militari temevano una nuova Adna, la situazione internazionale richiedeva che si agisse con maggior energia: di qui le pressioni di Gioii iti. Dopo Sciara Sciat ci si impaurì e ci fu una terribile reazione contro gli arabi: la crudeltà italiana fa criticata con estrema violenza dalla stampa estera. Il governo italiano reagì pubblicando una Memoria in cui erano descritte le atrocità commesse dagli arabo-turchi contro gli italiani. I nazionalisti smisero di parlare dei buoni arabi emici deDTtalia e chiesero misure repressive i(;é si devono anche ricordare le truculente Jescrizioni dannunziane nella Canzone della Diana e in quella dei Dardanelli},.
All'inizio del V capitolo, dedicato ai movimenti politici italiani e l'impresa libica il M. ricorda come avvenuto a Bologna ad un mese dallo scoppio della guerra (p. 203), l'episodio dell'anarchico Masetti che sparò al suo colonnello, episodio che forse si spiega meglio specificando che avvenne otto giorni dopo Sciata Sciat. M. segue, attraverso i rapporti della Pubblica Sicurezza, Fattività degli anarchici dopo lo scoppio della guerra: gli scioperi di Piombino, i fatti di Verbiearo, la guerra italo-turca, riaccendevano nell'animo degli anarchici italiani la volontà e lo spirito della lotta > f p. 206). L'attentato al re del 14 marzo 1912 indebolì la fiducia del sovrano per il suo primo ministro e diede un altro colpo all'*ormai vacillante (p. 215) sistema giolittiano. Al momento, tuttavia, portò di nuovo Bissolali al Quirinale. Esami­nando Patteggiamento socialista M. nota che non tutto fu negativo nel socialismo umiliano dei primi anni del secolo (p. 216): la guerra libica svelò la crisi latente del partito che rischiava di essere svuotato dai suoi contenuti (il M. cita anche il noto articolo Croce sulla morte del socialismo e la celebre battuta gjolittiana su Marx in soffitta: p. 217). L'opposizione socialista alla campagna per la Libia venne piuttosto tardi. Lo sciopero generale ebbe scarso seguito (tranne l'episodio di Forlì).
Dopo i gociitliti, i sindacalisti rivolnzionari e, soprattutto, l'opposizione di De Ambrfa e Corridoni; anche nel loro caso M. giudica singolare il fatto che nel 15 siano stati interventisti (p. 230); favorevoli furono, com'è noto, Labriola e Olivetti. Mal gè ri esamina anche l'atteggiamento dei cattolici e si sofferma soprattutto su alcune voci dissenzienti: se VUnifà cattolica e YUnione nella seconda metà di settembre (ed era già tardi), si dissero contrarie alla guerra coloniale, se Miglioli e V Azione di Cremona (ma nel novembre 1911) protestarono, l'unica opposizione ini­ziale appare in realtà quella di Giuseppe Donati: altre opposizioni sono del 1912. Retta invece sempre viva l'eco degli articoli del Corriere d'Italia e degli altri giornali del trust grosoliano e delle posizioni assunte da Bonomo!li, Coma-Pellegrini, Mafii eoe.
La Civiltà cattolica, da un utteggiamonto sostanzi al mente favorevole, via via