Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
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Vita detl'htilulo
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lizzarla dì più), e intanto di affrontare problemi concreti sempre differiti nel tempo, dì controllare con maggior severità la spesa pubblica, e di rendere finalmente giusti* sìa al Mezzogiorno, vìttima in ogni settore di sperequazioni violentatoci da parte dello Stato accentratoro : le quali sperequazioni egli documentò in seguito, con la debita ampiezza, nel volume II Mezzogiorno e Vaccentramento statale, pubblicato nel 1923 dalTedit. Cappelli di Bologna.
Il Viterbo ba ricordaio le parole di Mazzini nello Statato della Giovine Italia (1831): il sistema di concentrazione e di dispotismo amministrativo non ha nulla di comune con l'unità integrate da quelle, molto esplicite, scritte dallo stesso Mazzini nel 1861, quando il Regno d'Italia era un fatto compiuto : e lo vorrei che rimanessero solo tre unità politico-amministrative: il Comune, unità primordiale, la Nazione, fine e missione di quante generazioni vissero, vivono e vivranno tra i compiti assegnati visibilmente da Dio a un popolo, e la Regione, zona intermedia indispensabile tra la Nazione e il Comune, additata dai caratteri territoriali secondari, dai dialetti e dal predominio delle attitudini agricole, industriali o marittime .
Il Viterbo ha poi citato il discorso di Cavour al Parlamento Subalpino del 1850, contro la t centralizzazione amministrativa , che definiva una delle più funeste istituzioni dell'età moderna . In base a questi principii. Cavour fece presentare nel novembre 1860, all'indomani della liberazione del Mezzogiorno, dal ministro dell'Interno Marco Minghetti, il famoso disegno di legge per istituire l'ordinamento regionale. Questo progetto rileva il Viterbo ebbe una indubbia importanza storica. Esso partiva dalla premessa che le esigenze e necessità di carattere locale non andavano compresse e soffocate da una macchinosa uniformità legislativa e amministrativa, ma coordinate in un armonico quadro di sviluppo nazionale. In-somma l'Italia doveva solidificarsi e rafforzarsi ogni giorno più spiritualmente, politicamente, militarmente, ma i cittadini, i contribuenti dovevano vedersi garantiti in tutti i sensi da un'amministrazione pubblica semplice, agile, onesta. Secondo il disegno di legge Cavour-Minghetti la maggior parte delle attribuzioni dei ministeri dell'Interno, dei Lavori Pubblici e dell'Istruzione dovevano passare agli Enti Regione, e il decentramento doveva divenire cardine del nuovo Stato unitario. In fondo questa legge, che tuttavia non era certo esente da lacune, s'inspirava al celebre motto di Tocqueville Accentrare in politica e decentrare in amministrazione , e, se vogliamo, all'antico monito di Aristotile che l'eccessiva unità (cioè, nel linguaggio d'oggi, il centralismo burocratico) non rinvigorisce ma annienta gli Stati .
Senonché la morte di Cavour e le gravi difficoltà di carattere interno impedirono che questi propositi si traducessero in fatti concreti, pur essendo divenuto il Minghetti, negli anni successivi, per due volte presidente del Consiglio. La conce-rione federalista sostenuta con tanto vigore da Carlo Cattaneo aveva frattanto aperta la stura a tutti i timori: cioè che risorgesse Io spirito autonomistico, che prevalessero le regioni ricche su quelle povere, che divampassero le lotte fratricide sostanzialmente antiunitarie; e in conseguenza di tutto questo delle Regioni non si parlò più e il progetto Cavour-Minghetti fu dimenticato: il che in fondo fu un errore, perché cademmo senza remissione sotto la cappa di piombo dell'uniformità alla piemontese. Crispi avverti anche lui che o riformiamo lo Stato o periremo (son sue parole), ma poi lasciò si sorvolasse verso un accentramento sempre più cieco ed esoso. In. contrasto con lui. Felice Cavallotti e Matteo Renato Imbriani riproponevano l'idea della Regione in un clima di infrangibile unità, ma al tempo stesso meridionalisti della statura di Giustino Fortunato si schieravano senza esitare contro ogni tentativo-di ordinamento regionale. E cosi lo Stato unitario italiano divenne uno degli Stati più ottusamente accentratori di Europa, dominato in sostanza dall'alta burocrazia dei vari ministeri.
Questi i precedenti che occorreva ricordare. Ora, dopo oltre un secolo, le Regioni ha continuato il Presidente - - sono sorte in una situazione politica estremamente difficile, cioè quando si paventa che le tante forze centrifughe che si son venute sviluppando insidino la consistenza, se non addirittura l'esistenza, dello Stato italiano. Grandissima dunque la responsabilità delle nuove Regioni, che dovrebbero.