Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
anno <1971>   pagina <171>
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Vita dell'Istituto
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presidente dell'EPT, il prof. Giusti, il ni" Verona per TA.N.PX, il eoi. Giovenco per il Nastro Azzurro e l'Ass. del Fante, il geom. Rinaldi per i Granatieri, il rag. Malvezzi vice direttore della Cariplo, il don. Campanari e altri esponenti della vita cittadina.
Ha parlato per primo l'aw. Emilio Furio presidente del Comitato provinciale dell'Istituto nazionale per la Storia del Risorgimento italiano. Con la nota compe­tenza l'aw. Fario, dopo aver ringraziato le autorità locali a nome dell'Istituto per la sensibilità dimostrata nel voler rievocare la figura di Giovanni Marangoni, appunto nel centenario di Roma capitale, ha tracciato una acuta biografia del grande patriota che egli ha rilevato - - non fu forse sempre ricordato dai suoi concittadini nel giusto, valore espresso dalla sua breve ma intensa esistenza, interamente dedicata agli ideali della patria e della libertà. Giovanni Marangoni era nato a Mantova nel 1834 da famiglia agiata. Iniziato agli studi classici al Liceo Virgilio , fucina in quel periodo di intelligenze e di uomini che dovevano divenire gli esponenti princi­pali del nostro Risorgimento (Ippolito Nievo, Giovanni Chiassi, Carlo Poma, Gio­vanni Acerbi, i fratelli Bronzetti e altri).
Nel 1853 Marangoni si iscrive al comitato rivoluzionario e sfugge fortunosa­mente al capestro austriaco riparando negli Stati Sardi. Là, però, per la sua ardente fede repubblicana, viene espulso e allora si imbarca per la lontana Montevideo. È il 1854. Giovanni Marangoni diviene un esperto dell'arte marinara e con Nino Bizio, incontrato a Montevideo, progetta di creare una compagnia di navigazione per le Indie. Il progetto commerciale non andrà in porto. Così, nel 1859 l'avanzata delle truppe franco-sarde lo spinge a ritornare in Italia dove giunge dopo l'armistizio di Villafranca e la pace di Zurigo che vede Mantova sotto il dominio dell'Austria fino al 1866. La delusione del patriota fu viva e riaccese ancor più in lui i suoi ideali. Lo troviamo quindi votato alla diffusione delle idee di Mazzini ed in una esemplare lettera al fratello, tuttora conservala, si ha una chiara misura della dedizione del Marangoni e del suo entusiasmo per questa fede:
Le stesse idee lo porteranno poi a Bologna, ove maggiormente erano sentiti i fermenti rivoluzionari. Ma qui egli viene arrestato dopo breve tempo assieme ad Al­berto Mario. Per intercessione di Garibaldi, viene però liberato e ripara a Lugano ove scrive ardenti note sul foglio Pensiero ed azione diretto da Alberto Mario.. La sua attività rivoluzionaria non piace tuttavia al governo federale che alla fine Io invita ad andarsene e Marangoni raggiunge Mazzini a Londra (siamo nel 1860) ove diverrà uno dei suoi più attivi segretari.
Marangoni avrebbe voluto partire coi Mille ma fu trattenuto dallo stesso Mazzini che intendeva fare un'azione concomitante nella parte centrale della penisola qualora la spedizione garibaldina fosse riuscita. Ma l'azione non si fece e allora Marangoni, impaziente d'agire, si fece aggregare alla divisione di Nino Bixio, parte­cipando alle battaglie del Volturno e di Maddaloni con le colonne dell'eroe dei due mondi distinguendosi per valore e coraggio tanto da meritare la medaglia d'argento. Allo scioglimento del corpo volontario italiano Maragoni passò all'esercito regolare con un alto grado, ma la vita monotona dell'esercito non faceva per lui. Nel 1867 dava le dimissioni per andare poi a far parte della organizzazione insurrezionale di Roma assieme al patriota Cucchi. L'azione dell'organizzazione mirante all'invasione dello Stato Pontificio falli e per il tradimento di un delatore Marangoni viene, arre stato all'Hotel Minerva di Roma e processato perché trovalo in possesso di carte compromettenti. Il Tribunale pontificio lo condannerà per e lesa maestà a 20 anni d! duro carcttiie Jl 24 luglio del 1868. Dovevano essère gli aitimi mesi di vita del patriota che, ormai minato nella salute, si spegneva il 18 agosto del 1869 nel carcere di S. Michele a Ripa, poco lontano da Castel Sant'Angelo* ove stava scontando l'ingiusta condanna. La notizia della sua morte giunse a Mantova parecchi giorni dopo e la riportò per prima la nostra Gazzetta > il 31 agosto del 1869, che a sua volta l'aveva tolta dal Piccolo . Poco prima di spegnersi, Marangoni indirizzò una nobile lettera a Luigi Settembrini: e... Io sento che non rivedrò più la mia famiglia e la mia Mantova, non rivedrò più Napoli che pnre amo tanto. La vita mi