Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI CREMONA CARTE BARGONI; BARGONI ANGELO CART
anno
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1971
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pagina
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175
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Vita dell'Istituto
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Un documento prezioso ed eroicamente vissuto che il nostro giornale ha, a ano tempo, pubblicato.
Col ricordo del manipolo dei Pavesi, oltre cinquanta, che combatterono agli ordini di Garibaldi e dei cinque Caduti sul campo della gloria, il dott. MT1P"J ha concluso la sua completa, palpitante e commossa commemorazione: un capitolo di storia PW ritiiliu, una pagina fiammeggiante ed eroica delle Camicie Rosse pavesi.
Degna celebrazione, salutata dagli applausi più calorosi all'esimio studioso concittadino, festeggiato affettuosamente dai colleghi e dal pubblico presente e partecipante alla dotta rievocazione.
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PIACENZA. - Il 20 dicembre n.s., in accordo con la Deputazione di storia patria, si è tenuto un riuscitissimo convegno per celebrare il centenario di Roma capitale. Un largo resoconto è stato pubblicato su La Libertà del 22 dicembre: Piacenza ha celebrato ieri il centenario di Roma capitale nel corso di una riunione, tenuta a cura dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, presso la Biblioteca Comunale Passerini Landi.
Dopo il saluto alle autorità e ai convenuti da parte dei conte Giuseppe Salvatore Manfredi* il dott. Corrado Sforza Fogliani ha riferito sullo Spirito pubblico a Piacenza nel 1870. Dopo aver sottolineato che la questione di Roma e del potere temporale del Papa rappresentò fin dall'inizio, per il nuovo Stato italiano, uno dei più pressanti e difficili problemi, l'oratore ha messo in evidenza che la classe dirigerne ed il Paese erano profondamente divisi, non tanto sulla necessità di risolvere il problema eccettuati i clericali, neppure tutti, per i quali le cose dovevano restare come erano quanto sul modo della soluzione. Se per i Uberai! si trattava infatti di compiere l'unità della nazione rispettando i diritti del Papa e le sue prerogative, per altri non bisognava preoccuparsi molto delle guarentigie papali, che avrebbero anche potuto essere in contrasto con la più universale libertà di tutti. Per altri ancora, poi, la presa di Roma avrebbe dovuto significare la fine di una vecchia religione del mito e del miracolo ed assurgere ad indice di una nuova religione della scienza e della umanità.
Sforza Fogliani ha illustrato (attraverso una ricca documentazione, tratta in pericolar modo dai giornali piacentini di cent'anni fa, sia governativi sia di opposizione) come lo spirito pubblico piacentino abbia rispecchiato, abbastanza coerentemente, nel 1870, il panorama di idee e eli posizioni presenti a livello nazionale. In particolar modo, l'oratore ha posto in luce che l'equilibrio con cui la classe dirigente governativa perseguiva la soluzione del problema romano, veniva scambiato da alcuni per titubanza o per connivenza, e afruttato dagli ambienti dell'opposizione specie repubblicana che, fino a pochi giorni prima della presa di Roma, aveva diffidato della stessa. volontà del governo di arrivare alla capitale. Circa l'ambiente cattolico Sforza Fogliani ha posto in luce che, fugate le possibilità di una specie di patto d'unità d'azione fra repubblicani e cattolici in opposizione comune allo Stato di diritto liberale, i cattolici piacentini accettarono di fatto gli avvenimenti così come i tempi stessi li venivano imponendo, fatti convinti, in fondo che il governo era arrivato a Roma per una esigenza nazionale e non per unu semplice azione anticlericale dalle stesse polemiche che i liberali dovettero sostenere, da parte dell'opposizione di sinistra, allorché vennero messe a fuoco le u guarentigie " che si intendevano offrire al Papa per l'esercizio del suo. ministero spirituale. " Guarentìgie " ha concluso l'oratore che furono una prova in pia di saggezza e moderazione, un'altra prova che la classe dirigente liberale di cento anni fu seppe anche in quell'occasione offrire.
Il conte Giuseppe Salvatore Manfredi ha quindi parlato degli Uomini politici piacentini e la questione romana mettendo in rimi Ito la profonda divergenza che esisteva fra coloro che auspicavano la fine del potere temporale (ed esultarono quando l'avvenimento si produsse) e coloro che restavano fedeli al giudizio negativo della Santa Sede. Pertanto la questione romana si può dire che non esistesse né per gli uni né per gli altri; per i liberali e i repubblicani (mazziniani) il Papa non aveva alcun