Rassegna storica del Risorgimento
OBERDAN GUGLIELMO
anno
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1971
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pagina
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184
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184 Giani Stuparich
tali sconvolgimenti e sofferenze, di tali prove e strazi per tante creatore, che la nostra misura di fronte all'azione umana s'è fatta molto più esigente che non fosse alla (ine dell'altro secolo e al principio di questo. La nostra esperienza ci ha resi scettici e guardinghi, direi quasi indifferenti.
Ora, è a questa coscienza, esperta e delusa, stanca e diffidente dell'epoca nostra che noi dobbiamo accostare la figura di Guglielmo Oberdan. Molti mutamenti di valori sono avvenuti, molte aspirazioni si sono cambiate, di cui non possiamo non tener conto, se vogliamo concretare davanti agli occhi dei giovani d'oggi la presenza valida del nostro Martire. Ed è soprattutto ai giovani che è diretto il nostro discorso, a coloro che dall'esperienza dura della storia traggono i succhi per l'avvenire.
I giovani d'oggi, la maggior parte dei giovani d'oggi, sanno forse di Oberdan come di una voce che fa coro con l'entusiasmo patriottico dei -loro nonni; e siccome quella specie di sentimento entusiastico non è di loro gusto né lo vedono adeguarsi alla realtà della vita, oggi a tutraltro tesa, volgono l'orecchio altrove, ad altre voci più consone ai loro interessi e alle loro aspirazioni. Ma se noi sussurrassimo all'orecchio dei giovani che Guglielmo Oberdan, giovane Lui pure, avrebbe condiviso la loro indifferenza per l'entusiasmo di maniera, che anzi l'entusiasmo fittizio, verboso, Lo avrebbe mosso a sdegno, forse avvertirebbero subito, invece duna discordanza, un accordo. L'entusiasmo, sì, ma che sia fuoco vero, vivo dell'anima, che sia ardente coscienza, impulso alle azioni più generose. Perché è venuto 51 momento di distinguere e di dire chiaramente ai giovani: ce Badate, Oberdan non lo sì esalta, lo si comprende, lo si rivive conoscendolo. Non lo si esalta per esaltare se stessi, ma lo si conosce per sublimarsi in Lui .
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Avviene spesso che in Oberdan la persona umana resti oscurata dal Martire, che nel fulgore del Martire impallidiscano le qualità naturali dell'uomo. Che ciò avvenga, è spiegabile. Guglielmo Oberdan balza improvviso sulla scena della storia. Un processo misterioso una condanna del Tribunale Militare per alto tradimento, una forca rizzata, nell'alba rigida d'un triste dicembre, in un cortile della Caserma Grande, circondata da muraglie di segretezza, svegliano l'attenzione d'Italia e del mondo su Trieste, sulla sorte di quel giovane triestino, biondo, fiero, eroico, che nel fiore della sua vita, nell'esuberanza dei suoi 24 anni, viene stroncato dal capestro.
Che cosa ha commesso quel giovane? Di quale orrendo misfatto è colpevole? Egli non ha ucciso nessuno, non s'è macchiato del sangue di nessuno, non ha effettuato attentati alla vita di alcuno. All'atto deU'impic-