Rassegna storica del Risorgimento
OBERDAN GUGLIELMO
anno
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1971
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pagina
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185
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Guglielmo Oberdan 185
cagione, i tamburi hanno cercato di soffocare col loro rullo le Sue ultime parole, ma non sono riusciti a spegnerle del tutto. E quali parole sono uscite dalla gola di quel giovane, stretta dal capestro? Di ravvedimento? Di scusa? Di rabbia o di risentimento? No. Dalle muraglie dà segretezza è trapelato che il grido ripetuto di quel giovane era stato: Viva l'Italia! Viva Trieste libera! Fuori lo straniero! .
Allora quel giovane impiccato dall'Austria, impiccato dall'imperatore Francesco Giuseppe è un Martire del Risorgimento? Non è compiuta l'Italia da più di due lustri? Non è quello l'anno siamo nel 1882 in cui l'Italia stringe un patto d'alleanza con la Germania e con l'Austria? Non si è festeggiato proprio in quell'anno, pochi mesi prima che fosse rizzata quella forca, il quinto centenario della dedizione di Trieste all'Austria ? E Francesco Giuseppe, l'imperatore stesso, non era venuto a Trieste per festeggiare l'anniversario?
Dunque, tutto sconfessava quel giovane impiccato. L'Italia era a posto, Trieste contenta. Guglielmo Oberdan era un esaltato, aveva sacrificato inutilmente la propria vita. La storia ufficiale, la storia diplomatica, il conformismo dei più Gli aveva dato torto.
Eppure ... Eppure quel giovane biondo con l'aureola del martirio si drizzava solo di fronte alla smentita di tutto un mondo ufficiale. Trieste era già legata all'Italia indissolubilmente dal nodo di quel capestro. Trieste e l'Italia non potevano guardarsi nel fondo della loro coscienza, senza che da questo fondo non sorgesse, a rompere la cortina dell'opportunismo e del silenzio, la figura luminosa e serena, eroica e decisa del Martire.
Il seme del sublime sacrificio, perché cosciente e avveduto, perché ispirato da una preveggenza che mirava molto lontano i veri Martiri vedono lontano, anche quando a loro sembra d'aver la visione proprio davanti agli occhi il seme di quel sacrificio operava, operava lentamente ma sicuramente nelle coscienze degli Italiani delle due sponde. Ci vollero trentatré anni, perché l'Italia e Trieste unite si ritrovassero, con la volontà decisa nei fatti, al segno a cui le aveva indirizzate Oberdan col suo sacrificio.
Molte e complesse circostanze storiche e maturate vicende concorsero, nel 1915, a portare l'Italia in guerra contro l'impero austro-ungarico e a far affluire schiere di volontari giuliani nell'esercito italiano, ma l'essenza delle ragioni per quell'intervento e per quell'avvenimento storico era già tutta nel martirio di Guglielmo Oberdan. Il divinatore della compiuta coscienza nazionale aveva dovuto sacrificare la propria giovane vita, per conquistar fede alla sua giusta testimonianza. Poiché avviene nella storia che gli uomini impigriscano nelle comodità e nel corso delle vicende co-tidiane, ma di tanto in tanto sorge qualcuno ad ammonirli che c'è qualche