Rassegna storica del Risorgimento

OBERDAN GUGLIELMO
anno <1971>   pagina <186>
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Giani Sluparich
cosa di diverso, e questo qualche cosa è Imposto, non dalle circostanze ma­teriali, ma da esigenze spirituali più profonde, che determinano il destino dei singoli e dei popoli.
Questo è stato il fulgore del martirio di Guglielmo Oberdan. Rifiutarlo o accoglierlo non aveva importanza. Chi lo negava, lo sentiva agire cionono­stante nella propria coscienza inquieta; chi lo approvava, era pervaso dal tremore di non essergli su llicientemente pari. Bastava che Oberdan esistesse col suo luminoso atto supremo, il resto; la sua vita, il come e le circostanze particolari del suo sacrificio potevano restare nell'ombra.
Tutta la storia di questa nostra città, della Venezia Giulia, da quel set­tembre del 1882 in cui Guglielmo Oberdan ripassò l'assurdo confine, pre­parato a gettare il suo cadavere fra l'Italia e l'Imperatore , fino alla guerra del '15, appartenne idealmente alla occulta potenza del suo nome.
Per trentadue anni scriveva Scipio Slataper alla vigilia di quella guerra - per trentadue anni di pace forzosa non dovevamo pronunziare il nome di Oberdan. Oberdan è un impegno: è la guerra. Nient'altro. Me­glio averlo iracondo nell'anima come un rimorso, meglio negarlo ove occorra. Aspettare che il Suo ricordo non sia più una sentimentalità, ma sia l'azione. Oberdan lo canteremo quando i nostri soldati entreranno nella caserma di Trieste dov'Egli fu impiccato .
E fu cosi. Nella vittoria del 1918 si placava finalmente lo spirito vigile e ammonitore di Oberdan: il Suo martirio era coronato dall'esito che Egli aveva voluto.
Dopo d'allora sembrò che la partita, aperta dal Suo sacrificio, fosse definitivamente chiusa e saldata col sangue dei volontari giuliani e di tutti gli Italiani caduti in quella guerra. Ma la storia doveva riservare a Trieste e alla Venezia Giulia nuovi drammatici eventi. Oggi Trieste, che non può dimenticare le sue piaghe recenti, la mutilazione dell'Istria, le sofferenze degli esuli, sì stringe al Suo Martire e rinnova il patto con Lui di conser­varsi quella eh'è stata nei secoli, da sempre: incrollabilmente italiana. Nel nome di Guglielmo Oberdan. Trieste si ribellerebbe con risolutezza a chiun­que, adducendo ragioni d'opportunità, volesse obbligarla a snaturarsi; re­spingerebbe con sdegno qualunque imposizione, da qualunque parte le ve­nisse, oggi o domani, di lasciar inquinare la propria italianità. Trieste ha dato prove bastanti ed efficienti d'esser civile, altamente civile e aperta a tutte le correnti più avanzate: alla fraternità dei popoli, all'Europa unita, alla pace duratura fra le nazioni, ma intende mantenersi quale è sempre stata, serbar fede ai suoi padri, tener alta la fronte, esser degna del sacri­ficio di Oberdan.