Rassegna storica del Risorgimento

OBERDAN GUGLIELMO
anno <1971>   pagina <187>
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Guglielmo Oberdan
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Ma dal fremito che ancora ci coglie ogni volta che ci affissiamo alla luce del Suo martirio, noi ci volgiamo oggi, a cent'anni dalla Sua nascita, con rattenuta emozione, particolarmente alla Sua figura umana. In Gu­glielmo Oberdan l'uomo è all'altezza del Martire. La grandezza dell'uomo prepara e sostiene la grandezza del Martire.
La Trieste di cent'anni fa era in pieno fervore. La città s'ingrandiva e si abbelliva dei suoi edifici pubblici e dei suoi palazzi più cospicui. Il ponto era affollato di bastimenti. Cantieri, navigazione, commerci in con­tinua ascesa. Trieste si stava affermando tra i più importanti empori del Mediterraneo. Dopo la scossa del '48 la città era tornata ai miraggi dei gua­dagni materiali e del benessere. La popolazione, nella maggioranza, respi­rava un'aria d'attività e di prosperità quasi festosa. Le rive, il Canale, le vie adiacenti al porto, coi magazzini straboccanti di merci, brulicavano di gente disparata, di varia provenienza e dì costumi diversi.
Ma non tutto era rivolto esclusivamente agli affari; c'era una mino­ranza, un élite d'intellettuali che vigilava sullo spirito tradizionale della città, che alimentava sotterraneamente le sue energie assiniilatrici: stava attenta agli sviluppi della storia europea e soprattutto al movimento che consolidava e liberava le nazioni, sottraendole a poco a poco dal giogo seco­lare di potenze straniere. Quest'ente non era l'emanazione d'una sola classe sociale, era aperta a tutto il popolo, dalla cui istintiva natura essa traeva le proprie ragioni d'essere e la propria ispirata continuità.
Che questa minoranza seguisse con trepidazione gli avvenimenti del­l'Italia vicina era più che naturale. Il Risorgimento era in atto: con som­mosse, con guerre, con diplomazia l'Italia si andava via via unificando e costituendo in Stato Nazionale. Possiamo ben immaginare quante speranze e delusioni, negli anni tra il 1858 e il 1871, che sono gli anni della fan­ciullezza e dell'adolescenza di Oberdan, s'alternassero nell'anima di questi cittadini. La penisola, smembrata da secoli, aveva raccolto insieme le sue membra: Piemonte e Lombardia, le province del Centro, Sicilia e Italia meridionale, il Veneto s'erano consolidate in un unico corpo; a tappe l'Italia aveva raggiunto Roma sua capitale, che la saldava a tutta la sua storia ideale e reale. Ma il Trentino a Settentrione, ma ad Oriente Trieste e l'Istria, con cui Trieste s'era venuta sempre più fondendo in una sola regione, erano rimaste avulse. Cominciava a formarsi lo spacco interiore, il dramma di questa nostra città, che da una parte vedeva aprirai un avve­nire di floridezza economica e dall'altra sentiva nuovamente rafforzarsi l'osta­colo che le sbarrava 'la via a realizzare le proprie aspirazioni più ardenti e