Rassegna storica del Risorgimento
OBERDAN GUGLIELMO
anno
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1971
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pagina
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189
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Guglielmo Oberdan
di ni indicare un ragazzo che sente già in sé un impulso di missione sociale in contrasto con gli abusi d'autorità e con le ingiustizie.
Ma, comunque sia, una cosa è certa: che Guglielmo aveva in sé l'energia di riuscire là dove mirava la sua intelligenza, anche contro tutti gli ostacoli che le si paravano davanti.
Il ragazzo turbolento del popolo era cresciuto a giovinetto disciplinato e studioso; il prepotente promotore di disordini s'era Eatto ben volere dai suoi insegnanti ed era diventato amico dei compagni migliori. Qualche cosa di distinto, di moralmente elevato lo caratterizzava. Egli era venuto in contatto, per tramite di alcuni suoi compagni, coi circoli di cruelTé/ife intellettuale che, come abbiamo visto, s'era imbevuta degli ideali del Risorgimento e di spirito patriottico. Ma non s'era imborghesito: la sua mira non era quella, andava ben più in là e in altra direzione.
Piero Vendrame, che lo conobbe tra il '76 e il '77, a diciotto anni, in casa della famiglia Butti, una delle più colte e ragguardevoli famiglie della città , e che fu il primo biografo di Oberdan, lo ricorda cosi:
Non era alto di statura, ma aveva una persona ben proporzionata ed elegante: più tosto magro, le spalle larghe. La testa bionda, anzi biondissima ... Gli occhi azzurri pallidi, il naso e la bocca piccoli. Piccole le mani ... La voce simpatica, con qualche asprezza dura che ile aggiungeva ima tempra di fermezza. Anche lui leggeva qualche brano delle opere poli-tiche e letterarie di Giuseppe Mazzini: leggeva senza enfasi; ma con anima, con colore e calore; leggeva come chi vi pensi su, lasciando il pensiero dietro uno sciame d'idee e d'immagini vive .
E Argelia Butti, sorella della padrona di casa, ce lo descrive pure, cosi:
ce A prima vista ispirava simpatia: la fronte spaziosa coronata da una bionda chioma, eretta in alto; nell'occhio azzurro un'espressione di seria e nobile energia; e il saperlo poverissimo e tuttavia pronto ad istruire, a preparare generosamente i compagni agli esami, senza compenso veruno, aggiungeva un'aureola di poesia intorno a quella giovine testa. Rammento benissimo la sera in cui, leggendo egli una pagina del Mazzini, venendo interrotto pei commenti che spesso or l'uno or l'altro voleva fare, egli disse: Dunque continuiamo! .
Riprendiamo Mazzini. Meno chiacchiere! Ritorniamo al sodo! , ammoniva quel giovane poverissimo in mezzo a quegli agiati intellettuali. Non si lasciava confondere. Aveva il suo orgoglio. Egli non avrebbe mai rinnegato le sue origini di popolano. Il suo irredentismo si associava all'irredentismo di quel circolo, ma era di ben altra tempra. Tutto in lui era di un'altra tempra: egli sentiva già, mazzinianamente, che il pensiero non è valido se non sa diventare azione. Fiero d'appartenere al popolo, al popolo anda-
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