Rassegna storica del Risorgimento

OBERDAN GUGLIELMO
anno <1971>   pagina <190>
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Giani Stu parich
vano i suoi ideali, al popolo tornava, come vedremo, fin nei giorni del martirio, la sua intemerata coscienza.
C'è un passo in uno dei suoi componimenti scolastici, che ce lo rivela. Non con la solita esteriorità formale degli esercizi scolastici, ma con pro­fonda convinzione e chiarezza egli parla del lavoro e della povertà.
La società deve posare su salde basi, e la prima e la più salda è l'operosità delle sue creature* Se ognuno non cooperasse all'operosità co* mune. se ognuno non alimentasse la benefica pace del lavoro, se tutti si scegliessero l'inutilità quale divisa, l'ozio quale scopo: il mondo sarebbe l'antico caos, caos morale di confusione, di rovina, di disonore, di morte nei popoli .
11 lavoro è necessario alla vita, non solo perché da esso ritraggono i popoli i mezzi onde soddisfare ai bisogni della vita stessa; esso è forse più un bisogno dell'anima, un mezzo onde conservare nelle moltitudini la purità dei costumi e l'innocenza del cuore... .
Il lavoro forma l'anima del povero, il conforto del ricco. Il povero giornaliero sfinito dall'opera (aveva l'esempio in casa sua!) sente pur qual­cosa nel core che lo consola; pur sempre l'assorbe il dolce pensiero d'aver compiuto il proprio dovere, e, persuaso dal suo onore di uomo, dell'onestà della sua coscienza, vive giulivo e contento in mezzo alla sua famigliola, altero della sua rozza casetta, altero del suo pane oscuro, ma pur sempre degno d'ammirazione, pari al ricco dagli ornati palazzi .
Diciassette anni! In quella sua scrittura scorrevole e onesta, quanta maturità, quanta schiettezza, quale accento di persuasione vestito di sem­plice eloquenza, in un tema scolastico che invitava ai luoghi comuni e alla rettorica; e quanta attualità! Un pensiero che va dritto al suo fine e che rivela già la disposizione a una coscienza fedele a se stessa fino alle ultime conseguenze.
Se le tragiche circostanze che lo spinsero ben presto a immolare la propria vita, non si fossero avverate, Guglielmo Oberdan sarebbe stato un uomo d'eccezione. vero che la fibra dell'uomo preparava in lui e quasi condizionava il martire, ma sarebbe anche valsa per se stessa a farne una personalità esemplare nella comunità degli uomini.
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Conseguita la maturità tecnica, Guglielmo Oberdan s'iscrisse al Foli-tecnico di Vienna, anche lui nella traccia della maggior parte degli studenti triestini. Egli aveva la mente e l'inclinazione dello scienziato. Ma era anche un'anima aperta alla poesia. La sua era una natura singolare, ch'egli doveva armonizzare con grande energia ned suoi contrasti: impulso e ragione, spi­rito positivo e fantasia. E la sua energia s'accompagnava soprattutto con