Rassegna storica del Risorgimento

OBERDAN GUGLIELMO
anno <1971>   pagina <192>
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Giani Si u punch
ce Ella avrà forse già saputo scrive, pochi giorni dopo, da Ancona,
al dottor Vitale Laudi ch'io mi trovo esule dalla mia terra amata, emi­grato su un'altra terra, a cui avea sempre anelalo, ma che non può sosti­tuire nel mio cuore il posto della natia. Che io mi sia afferrato a una tale risoluzione abbandonando famiglia, amici, studi la dev'esser stala una causa possente, che mi ci abbia spinto, che abbia fatto seguire l'atto all'idea. Sì, animato mai sempre da un unico sentimento, anche libero (relativamente) io mi sentiva ognora oppresso ciò nonostante avrei a suo tempo subito l'aspro dovere d'indossare un'esecrata divisa, per non distruggere il mio avvenire, per non distruggere tutte le fatiche e le pene, che la mia famiglia si è data per me. Quando però mi vidi spinto a sostenere una causa ingiu­sta, gettato tra le probabilità di una complicazione, nella possibilità di dover andare coll'armi in pugno contro la patria mia, quando vidi da altro volere interrotti i miei studi, che tanto penosamente e giulivamente avea incomin­ciati, quegli studi che dovean portar conforto agli affanni dei cari miei... quando finalmente mi vidi indosso un'uniforme, ch'io avea imparato ad odiare allora pensai e feci... .
Quale esame di coscienza lucido e stringente! Una delle tante prove, dei tanti documenti che ci dimostrano che Oberdan non fu un esaltato, un fanatico, che i suoi passi nella vita furono sorvegliati da una mente ragio-natrìce e ohe inoltre sempre presente e profondamente radicato era in lui il senso del dovere morale. Egli dibatteva nel suo animo nobile i prò e i contro, ma al momento della decisione non si piegava, non veniva a compro­messi, non transigeva con la propria coscienza.
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Esule nella patria amata e incompiuta! Con gli alti e bassi, che accom­pagnano la vita degli esuli, con gli slanci generosi e con le umiliazioni.
A Roma, i primi tempi, egli cerca d'inserirsi nella normalità, di con­tinuare gli studi universitari. Sappiamo da testimonianze quale fosse allora la sua giornata, a Durante il giorno soleva rimanere in casa a dedicarsi alla lettura. Al mattino si levava, abitualmente, già alle 4 e faceva di solito una passeggiata al Pincio; poi andava talvolta 'in biblioteca, dove si faceva dare le opere dello Stuart Mi 11. A casa, di solilo, leggeva poesie: i suoi autori preferiti erano il Leopardi e Federico Holderlin .
Frequentava il Politecnico. Dava lezioni private, traduceva dal tedesco e dall'inglese, lavorava nelle redazioni di giornali e negli uffici di ingegneri. Vita dura la sua, piena di preoccupazioni; ma il suo carattere volitivo lo avrebbe certamente aiutato a superare tutte le difficoltà, se egli non avesse fatto proprio, sangue del suo sangue, l'insegnamento mazziniano: Vita e