Rassegna storica del Risorgimento

OBERDAN GUGLIELMO
anno <1971>   pagina <193>
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Guglielmo Oberdan 193
missione ; se non fossero stati profondi, nella sua anima generosa, di dolore e l'assillo morale per la sua città natia; per Trieste, ingiustamente divisa dalla patria.
All'azione politica egli dedicò subito la parte migliore di se stesso; attivo come nessuno altro nei circoli irredentistici, nei quali egli cercava d'infondere la propria risoluzione e il sacro fuoco dei propri ideali.
Alla commemorazione di Villa Glori, nel 1878, egli parlò, all'improv­viso, in nome di tutti gli esuli, nella focosa ispirazione del suo animo. Non sapevo più scrive egli stesso all'amico Menotti Delfino quel die mi facessi. Salii su un sasso e parlai ... Non mi ricordo quel che dissi: so che avevo le lagrime agli occhi e che ad un certo punto esclamai: a Noi italiani, esuli in terra italiana, alle esitanze della diplomazia italiana rispondiamo il no dì Gavinana. Vogliamo la guerra!! ... .
E alla commemorazione di Mentana, che segui a quella di Villa Glori, con queste parole finì il suo discorso:
Fuori l'Austria da ogni lembo di terra italiana! Si compia, mal­grado il funesto opportunismo della diplomazia, si compia l'unificazione della patria comune, della Madre Italia! Benedetto il giorno in cui, impu­gnando un'arma, grideremo terribili: 0 liberi o morti! .
Paiole queste che non erano dettate da un momentaneo entusiasmo, ma erano un vero grido dell'anima, espressione di un'anima ben decisa a comprovarle coi fatti.
Egli aveva creduto nella continuità del Risorgimento, ma a poco a poco sentì svanire le sue illusioni. Il suo carattere generoso e diritto, pronto a impegnare la vita per un'idea, com'è destino di tutti i grandi, i veri gene­rosi, doveva lentamente isolarlo dai più.
L'ultimo colpo, quello che troncò ogni sua speranza, fu la morte di Garibaldi. Con Garibaldi finiva l'epoca delle generazioni eroiche, di quelle generazioni che avevano saputo combattere e sacrificarsi per un ideale. Quelle generazioni s'erano esaurite alle soglie di Trieste.
E Trieste? Doveva Trieste rassegnarsi a vivere, pingue e indecorosa, nel pugno dell'Austria, che, non più affrontata da quelle generazioni, aveva chiuso avidamente la sua stretta intorno alla città adriatica? Tutto il dramma del Risorgimento incompiuto, per il venir meno delle risorse eroiche della nazione, incombeva sull'anima, fattasi ormai solitaria, di Guglielmo Ober­dan. Egli avvertiva sempre più che la sua vita era destinata a far leva sulla storia, magari in una suprema, disperata testimonianza, che scuotesse l'animo intorpidito delle nuove generazioni. Attraverso di lui dovevano stringersi in un patto di sangue gli italiani delle due sponde, redenti o irredenti.
Giuseppe Garibaldi era morto. Ma il bacio che Garibaldi, tre anni prima di morire, aveva impresso sulla sua fronte con de parole per te e neri tuoi compagni , egli se lo sentiva bruciare come un suggello di fuoco,
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