Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1971>   pagina <219>
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La campagna del 1848
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spirito piuttosto gretto e dal carattere abbastanza acido. Ne fa fede il Diario, con quel suo moralismo, con quella saccenteria, quella scienza del poi; la pre­sanzione, insomma, di un uomo di modesta intelligenza. I/ordine degli ap­punti, la pignoleria dei cataloghi, la meticolosità dei registri sono testimo­nianza delle ottime doti burocratiche ed esecutive di un prezioso segretario. Ma a noi interessa il cronista.
La prosa del De Bartolomeis, infine, lascia trasparire dietro certe frasi, certi commenti, certe maglie, insomma, che permettono uno sguardo sia pur rapido all'ambiente, le rivalità, le passioni, i pettegolezzi, il facile e sempre pronto spirito critico se non dei cortigiani, certamente degli addetti al Quartier Generale del Re; là où tout aboutit et se concentro , per usare una espres­sione del Salasco,1) ma ove fanno mostra di sé ufficiali che tutti i rapporti dicono non essersi fatti vedere quasi mai quando maggiore ne era il bisogno come lamenta la Commissione d'inchiesta istituita da Carlo Alberto.2)
Proprio su questa linea, però, come vedremo, si inserirà quello che se­condo noi è uno dei lati interessanti del Diario. Cecilio Fabris, se è suo SI giudìzio, notava: sembra un diario di impressioni, piuttosto che di fatti. Ed anche abbastanza meschino, aggiungeremmo; come, tutto sommato, il nostro capitano. Tuttavia ci interessano.
Ma i fatti ci sono? Tali, per lo meno, da giustificare la pubblicazione del manoscritto?
Allo studioso balza agli occhi, senza bisogno di particolare acume, uno dei più gravi limiti del Diario. Si tratta di un lavoro composto in due momenti: su un nucleo originario, su appunti stesi sicuramente giorno per giorno (e quan­to lamentiamo la mancanza di lettere ad un fratello Giuseppe e ad una sorella Teresa cui, come il lettore vedrà, fa continuo riferimento il Nostro, quelle si, preziose oggi per noi), su notazioni gettate giù per esser riprese e sviluppate in quella Storia della quale abbiamo detto, si è poi venuto sovrapponendo, in un secondo o in successivi tempi, un gruppo di osservazioni e di note che, a rigore, dovrebbero far perdere all'opera il titolo ed il valore di diario.
Allorché il commendatore De Bartolomeis si presenta al direttore del­l'Archivio di Stato per offrire i propri manoscritti, la mano del colonnello non solo ha diligentemente ricopiato gli appunti del capitano, ma - ha aggiunto considerazioni e notizie, togliendo cosi all'insieme la freschezza, ed il valore, dello scritto momentaneo. Ma l'uomo De Bartolomeis salva la pur modesta opera del cronista.
non meno penoso e non meno dubbio del primo: quello con la contessa di Salasco. Ma l'ostilità del Nostro arriva alla volgarità nella introduzione alla sua Storia, Ripete le due conversazioni suddette ed aggiunge in un richiamo in calce: È nota al pubblico la condotta scandalosa ohe tenne la contessa Martini, figlia del conte Salasco, di viga dal marito. Questa, ed altre disgrazie di famiglia, per troppa prodigalità nei figli, furono cagione, coli'armisuzio, dell'alienazione del patrimonio vistoso di oltre a centomille Ure di rendita che godeva il conte di Salusco. (L. DB BARTOLOMEIS, Storta ecc., di., p. H.).
1) ficlaziiHif e rapporti finali sulla Campagna del 1V48 nel?Alta Italia, Roma, Ufficio Storico del Corpo di Stato Maggiore, 1910, Relazione Salasco, voi. I, p. 4.
2) Relaziona e rapporti- cit,T Rapporto della Commissione d'inchiesta, voi. ITX, p. 432.