Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1971>   pagina <220>
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220 Paolo Emilio Fuggioni
Non aveva infatti stoffa di scrittore né acume di storico il Nostro, ed era, in fondo, con tutte le riserve che gli abbiamo levate contro, un onest'uomo. Sicché, non soltanto il lettore sente da solo quando il colonnello prende la mano al capitano, ma si accorge anche che era assente in quello Io spirito del falsario. Intendo di qnel genere di falsari che rivedono a posteriori memorie e profezie: facile la tentazione, facilissimo il peccato allorché si pubblicano scritti restati per lustri nel cassetto della scrivania.
Per merito, dunque, dell'uomo De Bartolomei, limitato e poco acuto, il cronista non ci inganna. Si vede bene ove ha scritto il capitano e dove ha cor* retto il colonnello. E se Cecilio Fabris lamenta che il diarista pone nell'aprile la rivoluzione contro Luigi Filippo, direi che è proprio su simili notìziole che . casca il colonnello. Al quale sarebbe bastato farsi prestare un libro di storia dal proprio nipotino, se pur ne aveva.
Ma poco interessa a noi che De Barlolomeis ponga in aprile hi rivolu­zione del febbraio (Diario, 18 aprile), o racconti delle intenzioni di Pio IX di recarsi da Carlo Alberto (3 maggio), oppure ritenga che Carlo Alberto volesse tenere in iscacco ad un tempo le quattro fortezze del quadrilatero sicché i Pie' montesi si trovavano in mezzo a quattro fuochi (6 maggio); per finire alla ingenua storiella di quei soldati, i quali avendo voluto mangiare pane caldo uscito allora dal forno, morirono subitamente (28 luglio). L'interesse del diario è per noi di altro genere. Si pone certamente, come più sopra abbiamo detto, su quella linea che non piaceva al Fabris, o chi per esso, il quale do­mandava fatti e non impressioni, ma che cerca al di là, al di sotto delle stesse impressioni, un aspetto della umana vicenda del quale esso sia testimonianza. Ci sembra che lo abbia trovato. Né mancano i fatti; se volete, diciamo pure fatte­relli. Di più non può offrire hi modesta cronaca; ci dà avvenimenti di pochissimo momento, commentì banali e non certo sempre acuti, notiziole incapaci, da sole, di illuminare appena un poco. Ma tutto il diario, in blocco, con notizie vere, meno vere, dubbie e false, permette di aggiungere un tassello, certamente piccolo, ma reale, alla conoscenza di un periodo storico e dei suoi attori.
Esistono una cronaca ed una storia minori: quelle dei poveri diavoli. Per­sonalmente ne siamo attratti; il capitano De Bartolomeis ci aiuta ad amarla. Per queste considerazioni valeva la pena di trar fuori il manoscritto dalla polvere di un archivio.
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H lettore già abbondantemente messo in guardia di non chiedere al Diario quel che esso non può dare, troverà pur sempre qualche notazione interes­sante.
Gli apparirà ad esempio, la disordinata entrata in guerra di un esercito malamente organizzato (27 marzo), che pensa al servizio sanitario in un se­condo momento (2 aprile), guidato da generali indecisi (26, 90 giugno), cui fanno riscontro soldati ai quali la sussistenza fa spesso mancare il cibo (18 giugno, 2 luglio, 26 luglio) sino al punto che alcuni di loro cadranno lungo le strade esausti per fame, sete, fatiche (27 luglio). Nella ricca terra lom­barda! *>
i) Come è noto, siffatte notizie sono confermate In molle relazioni finali; ti veda, per tulle, il commoMO brano che il duca di Genova dedica ai suoi poveri uomini (,) laceri, scalzi ed affamati . Vicino ai quali fanno ben trista figura i pessimi