Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA DEL 1848-1849
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1971
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pagina
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La campagna del 1848
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Appresserà il buon senso del nostro capitano allorché critica l'abitudine del Re e del suo Stato Maggiore di avanzare senza che il terreno venga mai esplorato (30 marzo), gli ordini mandati a De Sonnaz (ma il mittente è Sa-lasco!) col mezzo di paesani del luogo (5 maggio), il pesante marciare delle truppe nelle ore caldissime del giorno (18 giugno, 16 luglio), la mancanza di esatte informazioni sul nemico (ibidem). Uno dei mali, come sappiamo, la* mentalo anche da fonti ufficiali.
Noterà però il lettore, e sin dalle prime pagine, i limiti di un cronista} se così possiamo chiamarlo, che resta troppo spesso alla notiziola, al fatterello magari tra ridicolo ed inverosimile, quasi al pettegolezzo. Abbiamo già visto i soldati che muoiono per aver mangiato il pane caldo, ecco ora la spada donata da Pio IX a Carlo Alberto (28 marzo), i pessimi soggetti da galera che si arruolano tra i volontari (21 giugno), i mille cannoni di Mantova e tutti di grossi calibri (1 luglio), i nobili che temono la repubblica (4 luglio), la conoscenza con la contessa Pallavicini soprannominata la Sublime (11 luglio), e cosi via.
Il De Bartolomeis, da buon ufficiale preoccupato della carriera, non ama mollo i Lombardi, meno che mai gli abitanti di quella Milano ove nessuno vuole ubbidire e tutti vogliono comandare (3 luglio), nonché gli ufficiali schizzinosi che non possono fare a meno di una mensa, essi non avvezzi al Bivacco ed alle miserie delle bettole, che finora ci servivano (3 luglio); quegli stessi Lombardi che, assieme a Bolognesi, Polacchi e Francesi, hanno riempito di intrusi e, come non bastasse, incapaci d'ogni servizio , lo Stato Maggiore (2 luglio).1) Il Nostro nemmeno può soffrire (e potremmo questa volta essere con lui) gli impresarii ed i sedicenti controllori i quali tutti mangiavano alla medesima scodella, mentre il povero soldato soffriva la fame, la sete, non avendo che il nudo suolo per letto, ed il cielo per tetto, E gli intendenti intascavano i quattrini sottratti alla truppa. De Bartolomeis porta a sostegno della propria antipatia quella di un uomo allora non certo dimenticato : Anche Bonaparte aveva in odio gli Intendenti d'armata, i forni* tori ed i commissari di guerra. Se pur lo stesso Imperatore rubava a man* salva altrimenti , intendiamoci! (2 luglio). Mali di sempre, purtroppo; diremmo noi. oggi cosi disincantati.2)
Ma il lettore sceglierà da solo tra le varie notizie e farà da solo le proprie considerazioni.
Chiediamoci, piuttosto: era davvero informato il De Bartolomeis?
H capitano Valentino Ghiaia, suo primo lettore e critico, trova nelle no-
affidali superiori. (Relazioni e rapporti rit., Relazione Ferdinando di Savoia, voi. T, pp. 292*293).
i) "fello citata Storia si danno fi numero (19) e timi i nomi degli affidali stranieri . <L. De BARTOLOMEIS, Storia ecc. eliti, p. 49).
*) Il ben noto Libro del Re ** (v. più avanti nota 3, p. 224) offre, naturalmente, diversa spiegazione della pessima organizzazione della intendenza. Avverso per natura ai mal vezzo di laudar caionnie albi deca, io non voglio accusar nessuno, quantunque non manchino argomenti per far sospettare ohe qualche appaltatore del paese oppure qualcuno fra quelli atte li dirìgevano, fossero stati comprati dagli Austriari, ed ho hnonis-fimi molivi per credere che mentre le troppe nostre arano streme di viveri, corti magazzini a noi sconosduti fossero lasciali dietro di noi a profitto dei soldati mimici . (Memorie ed osserwtsioni galla Guerra dell'Indipendenza italiana net 184649 raccolta da un ufficiata piemontese-, Torino, Presso tnttl ì librai, 1850, pp. 184-185).