Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1971>   pagina <224>
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224 Paolo Emilio Faggioni
Alla domanda se il De Bartolomeis era in possesso di informazioni di prima mano, possiamo rispondere che la lettura del Diario legittima qualche dubbio. Per lo meno non mostra, di essere informato come uoi ci aspetteremmo da ehi era vicino al Comando in capo dell'Esercito ed a un Re sia pure così chiuso, e dalla politica personale come Carlo Alberto.*)
Cade cosi il dubbio che colpì, poco meno di un secolo fa il capitano Va­lentino Chiala, esser cioè il De Barlolomeis autore del famoso Libro del Re; "' dubbio che il Chiala mostra di aver avuto non ribellandosi alla sola idea che Carlo Alberto avesse utilizzato a proprio nome l'opera dell'oscuro capitano dello Stato Maggiore, e che, confessiamo! ebbe anche chi scrive le presenti note, alla prima frettolosa vista del manoscritto. Ma dubbio che subito svanì e con essa la speranza, ahimè, di aver rinvenuto un documento di particolare valore, ad una più tranquilla lettura.3)
ferite al Trocadero, non per anco cicatrizzate, e con ciò stava o si sforzava a stare a cavallo da 16 a 18 ore al giorno, cercando ognora la morte sotto il cannone nemico. Era un vero martire di propria elezione. I suoi principi religiosi poi erano spinti ad una superstiziosa bi zzo celi eri a: venerava qualunque sacerdote si fosse a Ini presentato . IL. DE BARTOLOMEIS, Storia ecc. ciL, p. 154).
1) È forse esagerata sottigliezza riflettere su un particolare che non pnò non suscitare qualche riserva. Il nostro capitano sbaglia a scrivere i cognomi di personaggi che erano allora, diciamo così, di casa, nell'ambiente nel quale egli svolgeva il proprio lavoro e non erano certo ignoti si giornali del tempo. Ecco dunque Sir Ralph Abercromby che diventa Abercombry, Gorzkowski che si trasforma in Gortschakoff od in Gorgowski (per lo meno più logico!), Bugeand che diventa Beaugeaud, Talleyrand che diventa Taillerand (ed il duca di Dino era uno dei famosi ufficiali stranieri contro i quali il nostro De Bartolomeis lancia le sue frecce), Cavaignac, infine, che diventa Cavagnac.
È forse uno dei casi, questo, nel quale il colonnello non ha corretto la prosa del capitano nemmeno nel ricopiarla ? Auguriamocelo come un piccolo argomento fa­vorevole alla originalità del diario nella stesura che possediamo. A meno che, dopo quasi cinque lustri, il colonnello non ricordasse più quei nomi...
2) e Per completare ciò che riguarda la persona dell'Autore, è opportuno aggiun­gere ch'egli afferma (...) che lo scritto intitolato: Memorie ed osservazioni (...) fu in gran parte compilato da lui, d'ordine del Re. (V. sopra, p. 221).
3) Come è noto, il < Libro del Re, nel quale l'anonimo autore volle adunar materiati degni di fede pel futuro isterico di questa guerra, non già scriverne la storia > (op. cit~, p. 18), venne scritto da Carlo Alberto in francese e tradotto in ita­liano da Carlo Promis che vi premise una introduzione. Sulla questione ha dato no­tine complete e definitive, alcuni lustri or sono, uno studioso su questa stessa rivista. (Cfr.: G. DE MARCHI, Note storiche sulle Memorie ed osservazioni stiliti guerra dell'In* dipendenza italiana nel 1848 raccòlto da un Ufficiale piemontese di Curio Alberto, secondo documenti inediti dell'archivio Promis, in Rassegna storica del Risorgimento, anno XXIX (1942), fase. Ili, pp. 405420). Ved. anche la recensione dell'edizione curata da A. Lombroso, nel 1935, in Rassegna cit., a. XXII, 2", pp. 511-512.
Per il lettore che non avesse presente la questione riportiamo i brevi cenni che su di essa diodo il marcheso Matteo Ricci genero di Massimo d'Azeglio, nel ne­crologio per l'amico Carlo Promis, apparso sulla Gazzetta Piemontese e più tardi ri­stampato da G. Lumbroso. e Avvenne al Promis di essere improvvisamente) chiamato dal Re Carlo Alberto in Alessandria dov'era rimasto infermiccio nel suo ritorno dalla campagna di Lombardia. 11 principe, afflittissimo è stanco, stava seduto sul leti. quando il Promis entrò da lui; e dal letto gli consegnò un grosso fascio di carte ohe contenevano moltitsime note* scritto dal Re giornalmente, sugli accidenti della guerra e della politica, durante la campagna lombarda. Pregando il nostro amico (nel