Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1971>   pagina <229>
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ha campagna del 1848 229
lasciando soventi mancare il pane alle truppe, le quali se non avessero trovato ospitalità presso gli abitanti, sarebbero in parte morte di fame; se tutte queste mancanze con una pessima organizzazione dell'esercito, che s'andava solo for­mando per via, a marcie forzate nei primi giorni in cui era chiamato sotto le armi, se tutti i contingenti che raggiungevano a poco a poco i loro corpi, for­mando compagnie numerosissime; ove né officiali, né sottufficiali si conosce­vano run l'altro, se quindi la fiducia reciproca non fosse mancata affatto al mantenimento della disciplina, per cui solo lo stimolo individuale li portava innanzi, e ciò per non essere dalle popolazioni segnati a dito come vigliacchi; se quanto li animava a seguire le proprie bandiere era uno istinto; perché non avevano ad attraversare paese nemico: se tutte queste ed infinite altre cause di disordine, che hanno male iniziate le nostre prime imprese si fossero evitate, allora l'entusiasmo delle popolazioni, l'eroismo delle nostre truppe le avreb­bero portate da trionfo in trionfo. Le continue ovazioni al Re ed al suo eser­cito ovunque passava, avevano bensì mantenuto sempre vivi gli animi de' sol­dati, ma egli è però innegabile, che tutte queste illusioni non bastavano a sup­plire alle mancanze d'ogni maniera che esistevano nel nostro esercito, ed all'im­perizia dei generali.
Io non entrerò qui nelle cause politiche, che furono conseguenze di guerra contro l'Austria: queste sono note a ciascuno, e tutti sanno che l'odio contro la dominazione straniera e il desiderio dell'indipendenza nazionale fu sempre il principio dominante in Italia, e Carlo Alberto che covava questi principi! nel suo seno, siccome ne dava prova fin dal 1821, fu spinto ora dai popoli lombardi, più che dai piemontesi, a gettare finalmente la lancia oltre i confini. Non dirò già, che il suo spirito fosse acceso a tale punto, giacché si è veduto, che fino alla vigilia di pubblicare le Riforme (ossieno le Costituzioni date al Piemonte) queste gli furono quasi strappate a viva forza anziché offerte spontaneamente, Egli tentennava ancora indeciso sul da farsi in Torino, ove furono arrestati dai Carabinieri il giorno innanzi parecchi popolani, che avevano manifestato la loro gioia pel compimento dei loro pii desideri!. Fino allora il Re si mostrava ognora propenso ora ai Gesuiti (La Margherita), ora ai Repubblicani (Brofferio e Mazzini), ora agli austriacizzanti (La Tour), ora al terrorismo (Lazzari) e via dicendo.
Anche il Ministro della Guerra conte Broglia, che tutto aspirava all'eco­nomia sino all'osso, non pensava a rifornire l'esercito e la marina dell'occor­rente per una prossima guerra contro l'Austria, perché sempre fu alleata al Piemonte: quindi non è da stupire, se nel febbraio del 1848 l'esercito difettava d'ogni cosa necessaria per entrare in campagna. La guerra non veniva denun­ziata neppure all'Austria* Ad insaputa dello stesso di Broglia, Carlo Alberto faceva partire l'esercito per la Lombardia; anzi sostituiva al Broglia il gene­rale conte Franzini senza dargli neppur tempo di provvedere l'Armata del­l'occorrente. Avvisato solo il comandante generale del Corpo dello Stato Mag­giore che dasse tosto lo disposizioni per la formazione di due Corpi d'Armata e di una Divisione di Riserva, colla designazione dei comandanti e degli uffi­ciali che vi dovevano pigliar parte, destinandovi eziandio il personale dello Stato Maggiore in ciascuno, nonché quello pei Quartieri Generali del Re, che volle crearsi comandante in capo dell'Esercito; si provvide in parte ai varii servizi amministrativi quale apparisce dallo Specchio qui unito; ') ma questa
*) Vedi l'unito Specchio pp. 42-43 della Storia manoscritta.
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