Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1971>   pagina <230>
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Paolo Emilio Fagàoni
formazione era alquanto difettosa nel personale. Come dissi or ora, il Re non diede tempo a siffatta organizzazione. Fece partire l'esercito prima che i Con* tìngenti chiamati sotto le armi avessero potato raggiungere i loro [...]. Ap­pena scoppiata la Rivoluzione in Milano detta delle cinque giornate (dal 18 al 22 marzo 1848) avvenuta in seguito all'avviso avuto della Rivoluzione di Vienna del 13 marzo, che il Re ordinò l'immediata partenza delle sue truppe per la Lombardia.
Dopo d'aver affidato come si disse più sopra il Ministero della Guerra al generale conte Franzini; e collocato a riposo S.E. il generale Annibale dì Sa-lazzo, Quartier Mastro generale del R. Esercito e Comandante del Corpo di Stato Maggiore, veniva questi surrogato dal Luogotenente Generale conte Carlo Canera di Salasco, il quale fu contemporaneamente nominato Capo dello Stato Maggiore generale dell'Esercito. Lo scrivente, già segretario in detto Corpo, veniva pure confermato a Primo Segretario pel Quartier generale principale al seguito del Re e del suo Stato Maggiore.
Invitato dallo stesso conte di Salasco a pigliar posto nella di lui vettura da viaggio, partiva lo scrivente il 25 marzo in di lui compagnia alla volta di Alessandria, ove nel dì successivo giungeva il Ministro della guerra ed al 27 marzo S.M. Carlo Alberto colla sua Reale Casa.
Strada facendo il generale conte Salasco, trattandolo in tutta confidenza, gli esponeva candidamente, come il gravissimo incarico affidatogli dal Re fosse superiore alle di lui forze e confessava di non sentirsi assolutamente capace di sostenere durante la guerra una così importante carica, tanto prò, che egli non si era mai occupato in tempo di pace, fuorché della direzione dell'officio topo­grafico, mentre al generale Franzini erano sempre affidate le operazioni di guerra, quelle dei campi d'istruzione, le fazioni campali etc. etc
Allora egli soggiunse liberamente al conte di Salasco, che ora non era più tempo di farsi illusioni, né di correggere un errore tattico avanti al nemico, come, in piazza d'armi: e poiché ora il generale Franzini era Ministro della guerra risponsabile, e più capace di lui nella condotta di un esèrcito, avesse al medesimo lasciata ogni cura e risponsahilità nella presente difficilissima guerra. Perciò avesse pregato il Re di esonerarlo dalla carica di Capo di Stato Maggiore generale, mentre se il risultato della guerra fosse andato a rovescio delle nostre armi, tutta la colpa verrebbe ascritta al conte di Salasco, giacché nessuno lo assolverebbe dagli errori commessi davanti al nemico.
Convinto di tali verità, che lo scrivente candidamente esponevagli, il conte di Salasco lo assicurava, che appena il Re fosse giunto in Alessandria si sarebbe presentato a lui per essere dispensato dall'anzidetta carica, da affidarsi al Mi­nistro Franzini, ch'esso Salasco, in qualità di Ajutante generale di campo del Re, lo avrebbe seguito in tutte le battaglie col suo Stato Maggiore.
Ma sia per la soverchia ambizione del conte di Salasco di non voler rinunziare all'onore di una luminosa carica, che lo metteva, dopo il Re, al disopra di tatti i generali i quali dovevano dipendere dai Buoi ordini in guerra, e lo stesso Ministro siccome di grado meno anziano di lui, non osava fargli delle osservazioni; sia che il re Carlo Alberto non abbia voluto declinare una dispo­sizione già fissa nella sua regal mente, quantunque sapesse, che Salasco era incapace di condurre un esercito, ma non avrebbe osato di fare alcuna opposi­zione a qualsiasi assurda mossa ordinata dal Re alle truppe, il fatto si è, che appena Salasco ritornava dall'udienza avuta dal re in Alessandria egli pub-