Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1971>   pagina <231>
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La campagna del 1848
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Iti irò tosto l'Ordine del giorno all'esercito, perché fosse riconosciuto per Capo nello Stalo Maggiore generale.
E quando Io scrìvente voleva internarsi secolui in discorsi, per rilevare il motivo, perché la di Ini proposta al Re non fosse esaudita; H Salasco ponendosi tosto l'indice alla bocca, con piglio severo. gl'intimo silenzio, e da considerare eome non detto ciò che gli aveva esposto lungo il viaggio. Egli tacque, e per tntto il tempo della guerra non fece parola di quanto sopra. Ma pur troppo le di lui previsioni sull'infelice esito delle nostre operazioni in guerra si sono avverate, e il soprannome di Cassandra datogli dai suoi compagni d'armi, giu­stificano le dolorose verità della di lui antiveggenza, e quanto egli aveva pre­detto al conte di Salasco. Questi fu poi altrettanto sincero con sua moglie, quanto era stato disgraziato dopo VArmistizio che porta ancora oggidì il suo nome. Diffatti. essendosi lo scrivente recato a Torino, dopo conchiusa una tregua col nemico, egli -recossi a far visita alla contessa Salasco. la quale appena lo vide, con mesto aspetto, stringendogli la mano, disse: Mio caro amico! Ella era un vero Mentore pel mio Carlo (il marito della contessa) ma questi non l'ha voluto ascoltare: l'ambizione di primeggiare in questa disgraziata guerra, gli fece disprezzare il prudente consiglio, ch'Ella aveva gli dato di esonerarsi da una carica, a cui non si sentiva chiamato. Mio marito lo ha subito ricono­sciuto, e confessò a me. ch'Ella gli aveva suggerito il mezzo di liberarsi con onore, fin dal principio della campagna, ed evitare un'onta che lo seguirà fino alla tomba! Purtroppo il nome di Salasco ora suona con maledizione in tutte le bocche d'Italia; ma le condizioni del malaugurato armistizio, che porta il di lui nome, gli furono imposte dal nemico, col consenso del Re, del generale Bava e di altri generali chiamati a consiglio in Vigevano. Egli non fu che un mero strumento secondario delle altrui prospettive! Ma basti di ciò, che troppo mi affligge l'animo disse la contessa il parlare oltre >, A cui lo scrivente rispondeva: Ch'era sensibilissimo alla buona memoria, che il conte di Salasco conservava delle cose salutari da lui suggeritegli: che la troppo cieca ubbidienza del conte Salasco a tutto ciò che il Re improvvisamente ordinava fu causa della nostra ritirata. Che del resto, il conte Salasco mostrò sempre sangue freddo ed intrepidezza in ogni pericolo avanti al nemico e dalla sua bocca non uscì mai parola di sconforto, che potesse disanimare i suoi subordinati. E in ciò fu lodevolissima la sua condotta avendo ognora sopportato con pazienza e cristiana rassegnazione le avversità, che ci colpiscono tutti. Del resto disse lo scrivente io non abuserò della confidenza, che Ella, Signora contessa, gentilmente mi accorda, col prolungarle una conversazione, la quale non potrebbe che riaprirle una piaga non rimarginata. Prese perciò commiato dalla medesima con sensi di cordoglio.
Premesse queste considerazioni, verremo ora narrando brevemente, dap­prima sotto forma di Diario-i ciò che giornalmente si ordinava al Quartiere generale principale, e le successive dislocazioni di esso col Re nelle varie sta-zioni: poscia daremo una descrizione più circostanziata dei fatti d'armi e delle operazioni militari durante la guerra e fin dopo l'Armistizio Salasco che chiude la campagna del 1848. In quanto alla brevissima campagna del 1849, non essendo chi scrive stato presente ai fatti, perché destinato in qualità di Segretario al Congresso consultivo permanente della guerra in Torino, egli riporterà qui solo i fatti narrati intorno alle tre battaglie della Sforzesca, di Mortara e di Novara fino all'abdicazione de! re Carlo Alberto; indi la di lui partenza per Oporto, e tntto dò ch'è accaduto in Genova, per opera dei Repubblicani. E tutte queste