Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA DEL 1848-1849
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1971
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pagina
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240
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240 Paolo Emilio Faggioni
1, 2 maggio. Somma Campagna. - Frequenti allarmi presso il Quariier generale per le sortite che (anno gli Austriaci da Verona e da Mantova.
3 maggio. Somma Campagna. - Si annuncia che il parco d'assedio è giunto in Cremona. Brillanti fatti d'armi in Pastrengo. L'artiglieria del capitano Avo-gadro bastò da sola a rovesciare intieri squadroni di Ulani. La Gazzetta di Angusta biasima l'inazione di Radetzky sotto Pastrengo, perché si lasciò battere dai Piemontesi.
4 maggio. Somma Campagna, Narrane! i patimenti che provano gli austriaci racchiusi in Peschiera, ove soffrono la fame in sommo grado. Si dà loro a mangiare un pugno di meliga, che fanno cuocere sotto la brage! Sonnovi 109 ammalati in un solo battaglione.
5 maggio. Somma Campagna. Si mandarono ordini per una grande ricognizione aotto Verona (vedi Registro Ordini, vedi la mia lettera 19 maggio). Il conte di Salasco commetteva l'imprudenza di mandare al generale De Sonnaz questi ordini col mezzo di paesani del luogo.
6 maggio. Somma Campagna. Battaglia di Santa Lucia colla peggio dei nostri. Tradimento dei paesani. I nostri ordini dati ai [..] In questo giorno avemmo mille uomini e più fuori combattimento: i feriti trasportati a Somma Campagna, ove si dovettero riporre nella Chiesa e nelle case del Villaggio, oltre ai prigionieri e feriti austriaci. Episodi! varii di questa battaglia. Carlo Alberto, impaziente -di combattere, tuttoché non avesse ancora a sua disposizione le artiglierie d'assedio, tuttavia volle tenere in iscacco ad un tempo le quattro piazze di Verona, Mantova, Peschiera e Legnago, e perciò i nostri si trovarono in mezzo a quattro fuochi del quadrilatero. Ad onta di ciò, se il Re, per l'abitudine metodica di partire alle 7 del mattino e voler ritornare a casa alle 6 di sera (pel pranzo; sebbene egli mangiasse pochissimo a tavola, ove aveva sempre i soliti convitati) non avesse in quella giornata impedito l'impeto dei nostri-valorosi, che stavano già per entrare nelle porte di Verona, ricacciandovi gli Austriaci, che affermarono eglino stessi questi fatti (vedi lettere tedesche) per cui avendo ordinato la ritirata delle truppe da quella favorevole posizione si dovette desistere dal combattimento che volgeva in nostro favore, perciò hi vittoria che era preparata in nostro vantaggio fu convertita in una disfatta.
Aggiungasi a tali fatti hi fiducia di Carlo Alberto nel sindaco Engel di Somma Campagna (tedesco ch'età in relazione con Radetzky, ed aveva la fa* miglia in Verona a cui affidava certi incarichi segreti, che riuscirono a nostro danno, come dimostrerò nella storia con autentici documenti) e da tutto ciò si avrà un'idea del modo di guerreggiare nel 1848, e la naturale conseguenza d'un rovescio delle nostre armi (vedi la mia lettera a T. dell'8 maggio. Bulle con* fidenze fattemi dal prof. Pieri su Pio IX).
Pio IX, ch'orasi pentito d'aver aderito alle Riforme, a cui. la Guerra dapprima non sembrava vera e voleva che cessasse, non permetteva più alle truppe Napoletane il passaggio pei suoi Stati, se non alla spicciolata un battaglione alla volta. Voleva bensì Y Indipendenza d'Italia, ma Bonza far la guerra, come se la presenza delle nostre truppe noi Lombardo-Veneto bastasse per scacciare gli Austriaci. Il re di Napoli poi, che risparmiava la pancia per i fichi, mandando soltanto una parte delle sue truppe in aiuto dei Piemontesi, era diventato geloso che si proclamasse Carlo Alberto Re d'Italia, e perciò ordinava il richiamo delle sue truppe. Gli altri piccoli Stati di Parma, Modena, Toscana,