Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1971>   pagina <246>
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246 Paolo Emilio Paglioni
linea alla destra del Mincio di 15 miglia, oltre Villafranea; mandò a prendere l'equipaggio da ponti per tragittare l'Adige.
I Veneziani persistono a stare in Repubblica e non vogliono più darsi a Carlo Alberto, perché non andò in loro soccorso. Lettere particolari dicono: Che piuttosto i Veneziani si danno alla Francia, che meglio sa sostenere le loro ragioni (vedi la mia lettera a T. e ciò cbe scrisse il marchese Ceva della Marina).
I Viennesi, stanchi delle Rivoluzioni, pregarono l'Imperatore in Innspruck a ritornare a Vienna con Radelzky e le sue truppe per ristabilirvi l'ordine pubblico;; [Gii Austriaci intanto fanno i loro ultimi sforzi in Italia, trasportando via il più bello ed il più. buono, imponendo gravissime imposizioni, spo­gliando, come fece Napoleone I le chiese dei sacri arredi ed t particolari di ogni loro tesoro (vedi le mie lettere a T.).
N. B. Queste lettere contengono moltissimi particolari sulle depredazioni fatte dai Croati nei villaggi, rubando bestiami, granaglie e nuove imposte radeschiane.
14 giugno. Valeggio. Cenni sulla capitulazione di Vicenza. Le Truppe del generale Durando (circa 1400 uomini) ripassano il Po, e vengono riman­date le Svizzere, romane, ecc. ai loro paesi, le altre internate in Piemonte e in parte licenziate. Numero dei prigionieri, dei morti e feriti d'ambe le parti. Il Veneto (eccetto Venezia) ritorna sotto il dominio austriaco. Carlo Alberto aspetta d'essere attaccalo da Radetzky che ritira in Verona e Mantova le sue schiere: ma queste riposano ancora per poco. Un ardito bersagliere assalta il corriere austriaco ad Isola della Scala e gli porta via tutte le corrispondenze che vengono recate al quartier generale in Valeggio, ove il Re fa pure ritorno (vedi gli altri particolari nella mia lettera del 14. Molto interessanti sono i par­ticolari di questa lettera, che qui non posso tutti accennare).
15 giugno. Valeggio. - Se il Re, appena fu avvisato che tutte le forze au­striache ch'erano in Mantova e Verona, si erano portate su Vicenza per battere Durando, avesse tentato la sua entrata in Verona, priva allora di guarnigione, ed avesse gettato i ponti sull'Adige e tagliato agli Austriaci la ritirata di là da Verona, avrebbe con poco sacrificio occupato questa città, tolto le comunica­zioni di essa con Mantova, che poteva agevolmente assediare e prendere (per­ché ridotta a poche forze) e quindi essere padrone di tutto il Veneto. Ma di questi avvisi il Re non seppe trarre utile profitto; perciò allontanato Franzini dal suo fianco, che meglio poteva consigliarlo, e confidando ora tutto in Salasco, che sempre rispondeva si, si; già già , approvando qualunque sciocchezza che il Re avesse detto o proposto (poiché egli era altrettanto cortigiano, quanto più sciocco e superbo degli altri generali) in conseguenza tutte le cose nostre per l'indipendenza d'Italia andarono a rovescio. Noi avevamo già predisposto in nostro favore le popolazioni venete, le quali erano pronte ad una rivolta, qualora gli Austriaci (che allora saccheggiavano, incendiavano i villaggi) aves­sero tentato di riacquistarli colla forza (vedi altri particolari nella mia lettera del 15 giugno a Giuseppe. Vedi la copia di lettera da Monselice 12 giugno sui particolari della resa di Vicenza),
16 giugno. V aleggio. Piccole scaramucce in Villafranea tra gli Ulani ed il reggimento Novara Cavalleria (vedi la Relazione del tenente Pisia (?) e la mia lettera del 16 a T-).