Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA DEL 1848-1849
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1971
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La campagna del 1848
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17 giugno. V'aleggio. - Il col. Maffei, di Novara cavallerìa si è distinto nell'attacco e difesa contro gl'i Austriaci, riportando cinque ferite.
18 ghigno. T'aleggio. - Considerazioni sul modo erroneo di condurre la guerra (vedi la mia lettera a Giuseppe del 18 and.). Insubordinazione, indisciplina e vissi inveterati nel nostro esercito, e conseguenze di essi. Ore caldissime che il Re sceglie sempre per far marciare la truppa, la quale spesso parte senza aver preso alimento, mentre gli Austriaci marciano di notte, ri-covone all'alba il loro rancio, e dopo breve riposo: sono pronti a combattere.
Bene sta, che Pio IX e Gioberti abbiano dato il primo impulso all'indipendenza d'Italia e che le belle Speranze decantate da Cesare Balbo possano avverarsi; ma dalle parole al fatto c'è gran tratto. Carlo Alberto dice sempre l'Italia farà da sé! J'attends mon astrai ma per fare da sé, è duopo avere tutto l'occorrente pel buon esito d'una guerra, aspettando poi l'ostro favorevole che illumini le nostre speranze. Il Re non vide mai di buon animo l'andata di Durando nel Veneto, ed era geloso che questi si acquistasse maggior gloria di lui, colla presa di Vicenza e delle province venete che queste non fossero cadute prima nelle di lui mani: perciò tentennava sempre ad accorrere in di lui soccorso e passare l'Adige. Ciò che la storia non ha registrato per fatto compiuto, si poteva presagire, ed una persona autorevole al nostro Quartiere generale ebbe a dire chiaramente: Non vedo volentieri, che Durando cerchi di acquistare gloria per sé solo nel Veneto, che intenda liberare dallo straniero, rimanendo così isolato e indipendente dagli ordini di Carlo Alberto >. da notarsi, che col Durando vi erano pare due persone influenti allora, cioè Massimo D'Azeglio e Cialdini, il quale ultimo avendo servito coi fratelli Durando in Ispagna, sapeva condurre in guerillas le truppe in campagna, e si era in ciò distinto fuori di paese, come Garibaldi, che soltanto sul finire della guerra ai presentò al nostro quartiere generale (vedi la mia lettera del...).
Altri motivi poi furono causa dell'insuccesso dei movimenti del Durando (vedi la mia lettera a Giuseppe 18 giugno).
Durando pare non volesse dipendere dal generale Bava, dopo l'esempio dei Toscani sotto il generale Laugier, che ciecamente dipendeva da Bava. Egli si unì a Pepe, il quale, sebbene non godesse fra noi rinomanza d'ootZe generale, tuttavia per la sua costanza alla causa dell'Indipendenza italiana, non avendo più voluto ritornare a Napoli (dopo l'ordine ingiuntogli dal re Ferdinando) giudicò meglio unire i suoi ai soldati Romani comandati da Durando. Ma Pepe cercò di subordinare i Piemontesi in Venezia, per farli defezionare da Carlo Alberto, che voleva lo dichiarassero traditore (vedi la Relazione di Alberto La Mormora)
Mancava perciò un'unità di comando nel nostro esercito, siccome mancava In Lombardia unità di governo e volontà di sottomettersi ad un solo regime costituzionale Le molte Rep ubblielielle, che nelle singole province dell'Alta Italia si volevano formare, è ciò che ba nociuto allora alla nazionalità ed Indipendenza italiana..
Ritirate le nostre truppe di qua dall'Adige, si distesero sur una linea di circa 25 miglie fra Rivoli e Governolo, sul Po; per cui la mancanza di concentrazione, come ora quella di Radefzky su Mantova e Verona, rendeva la difesa oltremodo difficile, e ad onta del brillantissimo fatto d'armi di Governolo (del 19 luglio; vedi lettera ed ordine del giorno...) tuttavia fu costretta a ripassare l'Adda ed il Ticino (vedi Relazione Bava).