Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1971>   pagina <257>
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Ita campagna del 1848 257
13 luglio. Roverbella. - Il Re si portava oggi sotto Mantova ed a Curtatone, alle Grazie, ov'ebbero luogo conflitti, e visitò tutte le posizioni delle troppe, per ritornare la sera al Quartier generale. Si diedero in conseguenza varie dispo­sizioni, che ho indicato nella mia lettera (vedi lettera del 13 a T.). Ebbero Inogo piccole scaramucce d'avanposti e nulla più.
14 luglio. Roverbella. Io fui inviato a mezzanotte in missione dal Coman­dante generale del Genio (barone Chiodo) per concertare l'invio a Curtatone all'alba del giorno dei Zappatori per eseguire lavori d'approccio.
Migliori trattamenti ricevo ora dal conte di Salasco, presso cui una per­sona autorevole ha fatto meglio apprezzare i servizi utili ch'io prestava allo Stato Maggiore: testimonianza che venne pure confermata al medesimo Capo di Corpo da parecchi ufficiali e dallo stesso generale Bava, a cui ho servito di guida in una ricognizione sotto Mantova, ove aveva collocato gli avamposti della Legione Grillini, ed accompagnato al ritorno il generale Bava sino a Coito, dopo ch'ebbe pranzato meco a Roverbella.
N.B. Per una fatalità costante, Giove pluvio ci prodigava ogni giorno de' suoi doni, con folgori, lampi e tempesta nelle ore appunto, in cui s'ingaggiava qualche combattimento (Su tale argomento darò più speciali ragguagli nella Storia).
15 luglio. Roverbella. - Il Re, al solito, fa le sue gite a cavallo fino sotto il tiro dell'artiglieria di Mantova, dicendo sempre J'attends mon astre! > ed è un miracolo, che finora non sia stato colpito da una palla nemica. Che necessità ch'egli si esponga ogni giorno a simili perìcoli, mentre s'egli rimanesse vittima, la causa dell'Indipendenza sarebbe perduta!
Essendo tuttora aperta la comunicazione fra Mantova e Verona, si alter­nano le truppe fra i presidii e si mandano da Radetzky a Gortscbakoff (go­vernatore di Mantova) grossi rinforzi; perciò il nostro assedio è inutile.
A Monselice, di là dell'Adige, si sono radunate molte truppe austrìache per impedire il nostro passaggio nel Veneto.
Il Giornale piemontese (quello d'Asti) ha stampato un articolo imperti­nente, con acerbe crìtiche contro i nostri Generali. Quantunque abbia in parte asserito delle verità, nullaostante questa licenza cade a danno dell'esercito e della. Nazione, e si dovrebbe proibire ogni ulteriore pubblicazione (vedi le ulteriori considerazioni da me riportate nella lettera del 15 a T.).
Il ministro Franzini ha tentato nuovamente di far venire il maresciallo francese Bugeaud, ma il Re non l'ha voluto!
Pio IX vuole l'Indipendenza d'Italia e la cacciata degli Austrìaci senza fare la guerra. Esso che ha eccitato per primo gli animi alla libertà ed ora è pentito del movimento italiano! Se vuole la pace, paghi 400 milioni all'Austria e preghi l'imperatore a ritirare le sue truppe. Al Papa è lecito tale domanda, ma non a Carlo Alberto. Allora avrà pace durevole firmata da tutte le Potenze e l'Austria rìnvnzierà per sempre al dominio in Italia. Ma Carlo Alberto ha giurato di non riporre hi spada nel fodero, finché l'ultimo Austrìaco non sia fuori d'Italia!
Pare, che ora il Borbone di Napoli voglia lasciare il suo Stato ed im­barcarsi altrove. Allora una flotta napoletana potrebbe accorrere in nostro aiuto nelle acque dell'Adriatico.