Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1971>   pagina <260>
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260 Paolo Emilio Faggioni
mettere in salvo le casse di guerra e tatti gli equipaggi del Quartiere generale principale, faceva partire per Coito tutte le salmerie, ed egli stesso accompagnava il Generale Bava verso il di lui Quartiere generale ritornando poi sulla grande pianura di Goito, ove fece pernottare ed assicurare da ogni saccheggio od in* cendio le cose a lui affidate, frattanto che fece sostenere il fuoco in ritirata fino alla mezzanotte accampando nell'anzidetta pianura. Cessato il fuoco da ambe le parti belligeranti, poiché nella oscurità della notte era facile colpire l'amico pel nemico, stette fino alla domani all'alba in tale posizione. Giungeva più tardi in Goito il Re col suo Stato Maggiore provenienti da Villafranca, mentre lo scrivente col colonnello Benisson stando sul ponte di Goito, continuava coi po­chi suoi uomini di scorta la difesa del ponte, tenendo indietro il nemico me­diante un fuoco ben nutrito dai quattro pezzi ivi appostati. Per questo fatto d'armi il colonnello Benisson (sulla testimonianza dello scrivente) veniva fre­giato della medaglia d'argento al valor militare, ed egli, che aveva coadiuvato in modo efficacissimo a tale difesa, non veniva neppure menzionato onorevolmente l Così vanno le cose.
24 luglio. Goito. - H generale Faa di Bruno, comandante la brigata mista di Lombardi, Piemontesi ecc. vedendo che i Lombardi non vollero prestare giu­ramento di fedeltà al Re, e non si sarebbero battuti contro gli Austriaci, per non comprometterai in un attacco, ordinò che da Valeggio si ripassasse il Min­cio, tagliandone il ponte, onde non essere inseguito.
I Toscani rimasti in vita, dopo il combattimento di Curtatone 29 maggio, disertano le bandiere in gran numero; come pure i Modenesi fuggono su Ve­rona, per ivi riunirsi ancora sotto il loro ex-duca, colà rifugiatosi sotto la protezione di Radetzky il quale paga 20 lire a testa ai disertori che ivi si recano.
Tale era la condizione del nostro esercito, che solo aveva i Piemontesi che si battessero onoratamente consacrando vita e sostanze per VIndipendenza ita* liana. Allora i più saggi Uomini di Stato consigliarono a Carlo Alberto di limi-tarsi per ora a fissare il confine del suo territorio sulla linea del Mincio e lo stesso maresciallo barone De la Tour, Governatore di Torino, scriveva al Re Che giammai i Principi di Casa Savoia ebbero mi dominio più esteso in Italia di quello che attualmente occupava Carlo Alberto, e perciò si accontentasse per ora di ciò, e venisse a trattative di pace con Radetzky . Ma il Re non si tenne ancor pago, e volle tentare l'ultimo colpo, disseminando il suo esercito sur una linea di 25 miglia fra Rivoli e Governolo, invece di concentrare le sue forze su tre punti principali, come faceva Radetzky, conservandosi una Riserva in se­conda linea. Ma nulla di tatto ciò. H Duca di Savoia, che comandava di nome soltanto la divisione di Riserva, trovavasi sempre con essa in prima linea, ed il Quartiere generale principale, che secondo le regole di guerra avrebbe do­vuto stare lontano almeno una giornata di marcia dal luogo del combatti­mento, era sempre di avanguardia con tutti i suoi equipaggi, le casse di guerra, munizioni, uffici d'Intendenza ecc. E questo chiamavasi : sapere far la guerra] .
25, 26, 27 luglio. Goito* - 28 luglio. Bozzolo. - Questi quattro giorni furono seguiti da continui trambusti, per coi, né l'ufficio postale, né gli altri ammini­stratori, poterono stabilire la loro dimora fissa, e compiere regolare servizio. H Re tenne un consiglio di Generali (addì 26) in Peschiera.