Rassegna storica del Risorgimento
CASCIOLA BRIZIO; ITALIA NEUTRALIT? 1914-1915
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Ferdinando Arordca
Cesena, 4 marzo 1915
Gli amici di Torino sono fortemente malcontenti detrazione che giudicarlo troppo impegnata per la guerra. Sarà bene quindi che Lei mi mandi cose che possano almeno controbilanciare gli scritti di Vania e Donati.
Le frasi violente dellMz. furono forse quelle relative alle elezioni fiorentine, commentate dnìVUniuì? Me ne sono accorto dopo, anch'io. Erano di Donati. E sarebbe slato meglio correggere o sopprimere.
Cesena, 24 aprile 1915 Carissimo Don Bri zio,
Grazie della sua cartolina. Può immaginare quanto gioii della sua vittoria tanto meritata. È un atto assai significativo del nuovo Pontificato. Credo che avrà conseguenze importantissime. Ma quanto rincrescimento che non sia passato da Cesena! Dovrò dunque venire io costà. E verrò tanto volentieri, anche per rivedere gli amici di Milano e i Signori Sala e le Signore Cavallini.
Credo anch'io che la guerra sarà inevitabile e desidero con tutta l'anima che l'Italia non ai muova per bassi interessi, ma con fini di giustizia e faccia pesare la sua forza per il bene di tutti. Io credo poi che anche per il rinnovamento interno del paese sia inevitabile un'espiazione grave che annulli gli eie-menti putridi e deleterii e rimetta in valore le energie più sane. In Romagna noto, per es. che con l'abile epurazione delle prefetture e della polizia che va facendo Salandra ci andiamo lentamente liberando dal giolittismo e da molte camorre. Se si potesse fare più in grande in tutta Italia! E questo, creda, non si sarebbe potuto fare nud in tempo di pace: o la guerra o la rivoluzione. E meglio che una rivoluzione, cento volte meglio la guerra.
I torinesi, creda a me, sono dei dilettanti, tranne forse Favero che è un uomo che vive di astrazioni e fuor della vita. Non hanno niente a che fare col suo atteggiamento e con la coerenza spirituale di Lei. Cotesto gente sarebbe la prima a fuggire di fronte a qualunque concreta responsabilità: immagini poi di fronte al martirio pur di non uccidere. Non credo assolutamente olla profondità della loro convinzione pacifica cristiana. Sono dei dilettanti: ecco tutto.
Naturalmente io taccio, non polemizzo, li lascio fare. Ma, sinceramente, non ho più stima di essi. Mentre di Lei, Don Brizio non è affatto adulazione o che altro mi è, si può dire, cresciuta l'ammirazione. Perché so che Lei paga e pagherebbe di persona con la disinvoltura con cui respira. Intanto Lei, che pur non ha fatto delle promesse e non ha assunto degli atteggiamenti impegnativi mai, ha continuato a voler bene all'azione. Ed essi, dopo aver promesso, dopo aver concordato un modus vivendi, hanno respinto VAzione e avevun tentato di fare un contraltare. Che profonda amicizia spirituale! Ma son dei ragazzi leggeri e irresponsabili. Speriamo che si formino un po' più profondamente.
Ma Lei, caro Don Brizio, non si illuda che quella gente lì affermino una verità di domani : io credo al progresso cristiano e credo al regno della pace.; ma ahimè non in questo modo si anticipa il Regno di Dio. Mi sbaglierò, ma non son persuaso... Saluti cordialissimi a Lei e agli amici. Ossequi alla Signora Sala. Lo crede che ho cominciato due volte una lettera per lei e non l'ho potuta finire?
Aff.mo
Cacciaguerra