Rassegna storica del Risorgimento
CASCIOLA BRIZIO; ITALIA NEUTRALIT? 1914-1915
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1971
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Don Brizio Casciola
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Questo manifesto che fu diramato a molle persone d'ogni ceto rapidamente si esaurì. Ne fu pubblicato un altro con opportune modificazioni; che inseriamo qui slesso.
ÀlVappello vien fatta seguire questa documenUtzìane:
Ecco intanto alcune delle risposte più significative e delle adesioni più con-eapute fra le prime.
Salvemini consente in linea di massima ma trova che il trionfo del principio di nazionalità non si può applicare che a danno dell1 Austria e della Germania (per quanto la Russia debba cedere la Bessarabia alla Rumenta compensandosi ad usura con la Galizia e la Polonia prussiana (?) ) e che quindi la proposta suona Ultimatum ali1 Austria e alla Germania; e crede che la Lega dei Neutri sia superflua e che basti un patto italo-rumeno (1 milione di armati).
Piero Giocosa sarebbe anche più radicale contro i violatori della morale internazionale e vorrebbe trattarli con grande severità. Ma riflette che praticamente non ci resta che ottenere delV ideale quanto si può con mezzi pratici e positivi e in questo caso allearsi con quelli dei belligeranti che hanno dalla loro il buon diritto, la fede nei progressi umani, il rispetto delle nazionalità.
Bignami del Cocnobutm giudica ostica la frase NEUTRALITÀ PASSIVA SIN QUI GIUSTA E SAGGIA e vorrebbe che l'Italia per espiare l'impresa di Libia mantenesse la neutralità mediatrice sino al sacrificio; e non contesta ai neutri U dovere e il diritto d'intervenire per una tregua in nome dell 'Umanità, tregua che potrebbe condurre al disarmo generale.
La contessa Spallettì pure aderendo in cuor suo trova più opportuno fidarsi al Governo e seguirlo, convinta che la politica vive d'espedienti e sia necessario non turbare il giuoco. Quasi nello stesso senso risponde Piero Mìsciatelli pur consentendo nell'eccellenza della neutralità.
L. A. Vittori da Portici, si oppone al Manifesto consigliando ai Cristiani nella terribile difficoltà di decidere una dignitosa e fervida astensione (restino dice in quell'orbita superiore e persuadente che è loro additata dallo spirito stesso della dottrina).
G. Lanzalone c'invia il Giornale d'Italia del 22 agosto u.s. con un suo articolo: E dopo?... in cui dimostra essere fin d'allora nella nostra corrente d'idee, sino a proporre una Santa Alleanza fra l'Inghilterra, l'Italia, la Francia, il Belgio, l'Olanda, la Svezia, la Norvegia, la Danimarca, la Svizzera le nazioni più amanti della giustizia e della pace, più entusiastiche degli ideali umani e dei diritti dei popoli , alleanza ai seguenti patti:
I. Rinunziare ad ogni idea di espansione a danno una dell'altra sia ux Europa, sia nelle Colonie.
II. Determinare il minimo di forze di terra e di mare che ciascuno Stato alleato deve contribuire a servizio dell'Alleanza.
IIL Imporre a ciascuno Stato europeo che voglia rimanere fuori dell'Alleanza il limite massimo del numero di soldati e di navi (determinandone il tonnellaggio) che gli sia permesso mantenere.
L'onorevole Pinahia ci rimanda al suo articolo Provocazioni in Patria
e Colonie.
Aderiscono ancora:
Il dottore albanese Aristide Spiro scorgendo nella condotta dell'Italia mediatrice armata un segno delle nostre grandi tradizioni.