Rassegna storica del Risorgimento

CASCIOLA BRIZIO; ITALIA NEUTRALIT? 1914-1915
anno <1971>   pagina <303>
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Don Brizio Casciolu
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dare della politica volgare che non vede le ampie correnti, non coglie i grandi rapporti, ignora che un sol Principio raccoglie e condensa mille fatti; che si ag­gira, eternamente cieca} nel labirinto delle meschine contingenze degli espedienti delle opportunità* e, nel suo misero empirismo, è simile al folle che si cava gli occhi per non servirai che delle mani.
Gli uomini credono vivere di pane e circensi, ma invece vivono di giustizia, di verità e di amore. Alcuni privilegiati ne sono saturi e sono essi la luce dei mondo e il sale della terra. E i delusi, nelle ore più. buie, riparano fra le loro braccia; che incarnano, essi, l'autorità eterna e indiscussa del Bene.
La politica buona sa le miserie umane, ma per curarle, afferma il diritto, ma in difesa del più debole.
Se questa è utopia, l'utopista più ingenuo fu il Cristo che disse, per tutti; Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e il resto vi sarà dato per giunta.
La politica dell'astuzia e del tornaconto è fallita sempre, dopo successi effi­meri, anche se la dirigeva un Borgia, un Carlo V, un Bismarck, perché lesiva di diritti pronti alla riscossa. La politica giusta e magnanima, quella degli Anto­nini, di s. Gregorio, di s. Luigi IX, di Ximenes, di Washington, di Gladstone, ha glorificato in eterno uomini e istituzioni.
E sappiamo che vecchi inermi, parlando in nome di una Giustizia assoluta han fatto tremare i vertici coronati.
D'altra parte un'Italia concorde, fiorente di virtù domestiche e civili, cre­sciuta forte alla scuola di quel lavoro che è più suo, libera dalle clientele e dalle consorterie sordide, non temente che Dio, saprebbe sostenere con dignità la sua posizione futura di regina del Mediterraneo e, provocata, resistere con fermezza vittoriosa. Ma è necessario che veda chiaramente la mèta e la via,1' che non si lasci ubbriacare dalle frasi, che distingua e discerna fra gli arruffoni parolai e i fedeli suoi figli che lavorano nel silenzio, ognuno al suo posto.
In conclusione:
L'Italia vada diritta per la sua strado: pronta a far da sola, se fosse neces­sario. Invidi e fra loro discordi, per insanabili gelosie e identità di cupidigie, i Potentati stranieri avran fatto molto a osservare lealmente i patti. Ma i popoli non tradiscono. Amiamoli e aiutiamoli, specialmente se affini ed oppressi.
Diamo ai nostri Governanti una fiducia illuminata. Non lasciamoli nello isolamento, o in balia di lusingatori. Isoliamo i vanitosi.
Pratichiamo e inculchiamo le giuste norme di una vita igienica ed economica per far fronte ai crescenti disagi e alle conseguenze che ne seguiranno.
Vigiliamo sull'andamento della vita pubblica, che, in via generale, non è migliorata, che è corrosa dalle consorterie grandi e piccole. Denunziamo quando è necessario, le ingiustizie più sfacciate.
Sentiamo e facciamo sentire la vergogna e ruminazione della spensieratezza che domina fra le popolazioni urbane.
Non coltiviamo dissidi teorici, non riapriamo antiche ferite. Onoriamo chiun­que dà al paese l'opera disinteressala.
Prepariamoci a sostenere la battaglia ideale che salverà l'onore e risparmierà il sangue delle generazioni future.
t) 'Ora la mela e là via è compiate la nostra unità, poi sarà rlaanaro le pubbliche amministrazioni, rianimare la scuola, redimere il Mezzodì con l'agricoltura: ora e sempre dt còstitaìrci norma vivente di giustizia civile.