Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno
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1971
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pagina
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310
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310
Alberto M. Arpino
Quando ho accennato, precedentemente, alle vicende storiche che hanno determinato resistenza del Museo, intendevo riferirmi sia alla difficoltà di ambientare un'esposizione storica in locali che, vedi ala Brasiui, furono concepiti per ospitare una Biblioteca, sia al fatto che il Museo centrale del Risorgimento non è una Mostra, bensì un Museo e che di conseguenza non può accogliere altri cimeli se non quelli di sua proprietà o ad esso affidati in deposito permanente. Da ciò deriva, necessariamente, che nel Museo vi siano inevitabili scompensi: ricco per quanto riguarda talune epoche storiche, quali la Repubblica Romana, l'epopea garibaldina, gli eventi dello Stato Pontificio, meno ricco per altri acca* dimenti risorgimentali già degnamente illustrati in Musei del Risorgimento locali* Ma poiché questo deve essere Centrale >, deve cioè istituzionalmente dare al visitatore il quadro più completo possibile della storia risorgimentale* si è voluto egualmente trattare tutti gli avvenimenti, anche quelli che più difficilmente si prestavano ad essere illustrati con opportuni cimeli. Si è fatto ricorso cosi all'enorme materiale dell'Archivio e si è cercato di supplire con riproduzioni di autografi, con documenti e stampe alla carenza, per determinati fatti, di oggetti piti rappresentativi o di maggior effetto.
A otto mesi dall'inaugurazione, dopo che il Museo è stato visitato da migliaia di persone, in maggior parte studenti, si ha l'impressione di non aver errato nell'impostazione del problema.
Il Museo non è sorto come un visibile deposito di oggetti rari o pregiati, bensì con la pretesa di poter costituire un ausilio didattico per la scuola, di divenire imo stimolo ad approfondire la conoscenza della nostra recente storia nazionale. Si è consci dell'enorme lavoro che resta ancora da compiere, ma si è fiduciosi di portarlo a termine. L'apertura del Museo ha rotto una crosta di ghiaccio: wifg-fa-a. di studenti sanno ora che dietro quel grande portone di bronzo, fino a ieri misterioso, c'è qualcosa che forse mette conto di vedere. Personalità della cultura, della politica, del mondo economico si sono offerti di venire incontro alle necessità del Museo.
Entro breve tempo verrà aperta al pubblico una nuova sala, quella che ospita i mobili del primo Consiglio di Stato in Roma capitale; di qui a qualche mese, inoltre, sarà possibile agli studiosi prendere visione dell'intero medagliere Padoa . Inutile ricordare che l'Archivio è aperto al pubblico fin dal 1935.
Sia consentito, nel chiudere questo articolo, nominare quanti, sotto la guida della Presidenza dell'Istituto per la storia del Risorgimento italiano, hanno, con lo scrivente, collaborato alla sistemazione del Museo: la dott. Gigliola Ghislan-zoni per la sezione dal 1700 al 1846, il dott Maurizio Viano per il 1846-1849 , la dott. Anna Maria Isa sii a per il Decennio, le dott Mariolina Salomone, Adriana Palmieri e Franca Lonza per l' Unità , la dott Patrizia Ugolini per la Prima guerra mondiale.
Un doveroso riconoscimento aU'ing. Paolo Nervi per la soluzione dei problemi tecnici, all'ing. Norberto Tiboldi, che ha offerto la consulenza per le armi e divise, al prof. Giuseppe Crescimbeni per i restauri, a Vittorio Viano por il prezioso ausilio nel ricostruire l'esatta provenienza e denominazione dei cimeli.
ALBERTO MARIA ARPINO