Rassegna storica del Risorgimento
MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO
anno
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1971
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pagina
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312
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312 labri e periodici
studi parziali fin qui condotti, e che richiede nuovi sforzi di ricerca e orientamenti interpretativi. La seconda grave lacuna indicata da Villani è invece di natura più particolare, ma non meno paralizzante nei suoi effetti negativi per l'esatta comprensione della dinamica dell'economia italiana nei secoli XVI e XVII: di Genove, della forza e della struttura del mondo finanziario genovése, il quale pure svolgeva allora un ruolo predominante, e non circoscritto certo all'Italia, troppo poco ancora sappiamo. È venuto il momento suggerisce a tale proposito Villani di una indagine sistematica sulla stessa vita interna della repubblica, sul meccanismo e le relazioni del * capitalismo " genovese con le altre città e con gli Stati italiani . Ma non è questione soltanto, conclude l'autore di questa densa e mossa rassegna, di provvedere semplicemente ad eliminare questa o quella lacuna specifica: è necessario uno sforzo maggiore e più organico: Fino a quando la storiografia italiana non affronterà con l'impegno necessario quelle ricerche regionali di cui sono esempi recenti per la Spagna e per la Francia la Catalogna di Pierre Vilar, la Provenza di René Baehrel, il Beauvaisis di Pierre Gonbert e la Linguadoca di Emmanuel Le Roy Ladurie i progressi non potranno essere che scarsi. Continueremo a giocare con la ipotesi di lavoro, discuteremo, un po' a vuoto, sulla data di inizio di crisi " generali * o locali, sulla " feuda-lizzandone "eia" ri leu da li zza zio ne D, mentre i registri parrocchiali, i documenti fondiari e fiscali, gli atti notarili, archivi pubblici e privati attendono di, essere intelligentemente interrogati per farci meglio conoscere la storia sociale del nostro paese. E non si tratta soltanto della buona volontà dei singoli ricercatori e studiosi, ma anche e soprattutto di un problema di scelte e di organizzazione della ricerca .
Molto più dettagliata di quella del Villani, ma anche meno problematica e non altrettanto impegnata sul piano metodologico, la lunga e certamente utilissima rassegna di Luigi De Rosa su Ventanni, di storiografia economica italiana (1945-1965), mentre il massiccio e alquanto prolisso saggio di Giovanni Busino su Vilfredo Pareto fra Vagiografia e la critica, se si fa apprezzare per la sua completezza e per la perspicacia di numerose osservazioni, lascia nel suo insieme una notevole impressione di disordine. Va comunque accolta l'indicazione di Busino, circa la necessità e non solo per una migliore comprensione della biografia intellettuale di Pareto di ricerche più estese e più approfondite sulla cultura italiana pre-idealistica, cultura che finora troppo sbrigativamente si riduce alla filosofia ed alla storiografia.
Per quanto riguarda la storia del Risorgimento in particolare, è la segnalare soprattutto oltre al succinto ma succoso scritto di Ildebrando Imberciadori, Leggi e agricoltura nella Toscana del primo Ottocento il già citato studio del Guderzo sul Piemonte e le grandi banche europee nel 1848-49. L'autore, centrando la sua ricerca sulla minuta ricostruzione delle complesse e sovente tortuose trattative per la conclusione del primo grande prestito internazionale del Piemonte, trattative condotte simultaneamente a Parigi, Ginevra e Londra fra l'estate del '48 e la primavera del *49, si è pure proposto, ed ha in buona misura raggiunto, l'obiettivo di delineare la politica finanziaria piemontese di quei mesi cruciali e in particolare del trimestre " democratico a che precedette Novara, tentando di chiarirne ispirazioni e limiti nell'analisi dei rapporti coi maggiori, centri di potere economico-finanziario del Paese e d'oltre confine. Ciò sulla base di un copioso materiale d'archivio, finora poco o, per nulla sfruttato, ebe conferisce alla sua indagine un indubbio marchio di originalità. Le pagine migliori di Guderzo sono quelle in cui ricostruisce con notevole finezza i caratteri specifici, e le relative radici, dei gruppi economici di Torino da un lato, e di Genova dall'altro, ì primi tradizionalmente interessati soprattutto a fondi pubblici, i secondi a intraprese finanziario e commerciali di ben maggior respiro e vigoroso dinamismo. Nella crisi del 18484!) venne naturalmente più che mai allo scoperto il vecchio, secolare contrasto tra Genova e Torino, tra due vocazioni geo-economiche e geopolitiche fondamentalmente divergenti : ma proprio la necessità di fronteggiare la crisi, e di reperire gli strumenti più adeguati > e disponibili - - allo scopo, fini con il mediate i conflitti più marcati e creare una confluenza d'interessi che sopra? visse ai suoi motivi più immediati.
Alquanto affrettato, e non proprio ricco di spunti originali e stimolanti, il breve